22 settembre 2009 / 15:48 / 8 anni fa

Cile e Bolivia si contendono l'acqua del deserto di Atacama

di Diego Ore

SILALA, Bolivia (Reuters) - Bolivia e Cile sono stati ai ferri corti per oltre un secolo, litigandosi un accesso all'Oceano Pacifico. Adesso è una striscia di terra che taglia il deserto più arido della terra ad aver innescato la scintilla che ha riacceso rancori mai sopiti.

Perché le risorse nel deserto di Atacama sono così preziose da valer bene un conflitto.

La regione potrà anche essere spoglia, senza alberi e fredda anche per i più abituati degli abitanti degli altipiani andini ma lì c'è il cuore minerario del Cile, per la precisione dell'industria estrattiva del rame. E le miniere hanno bisogno di acqua.

Ma l'acqua è così scarsa in quell'area che la cilena Antofagasta PLC progetta di pompare acqua dell'Oceano Pacifico attraverso una pipeline da 145 km fino ad una delle sue miniere nell'area.

Non si sa bene quale delle miniere cilene benefici della modesta portata d'acqua del fiume Silala, ma è certo che adesso la Bolivia vuole che il suo ricco e potente vicino - il primo produttore mondiale di rame - paghi fino all'ultimo centesimo per l'acqua con cui tiene in funzione le sue miniere.

"Per più di un secolo i cileni hanno preso la nostra acqua senza mai pagare un centesimo, adesso noi esigiamo che paghino il 100% dell'acqua del Silala", ha detto il ministro degli Esteri boliviano, David Choquehuanca, nel corso di una visita effettuata all'inizio di questo mese.

Il Cile sostiene di aver diritto a usare quell'acqua in quanto il Silala sarebbe un corso d'acqua internazionale ma la Bolivia obietta che questo è solo un ruscello e che il corso del fiume fu alterato artificialmente due secoli fa per venire incontro alle necessità delle compagnie cilene.

Il Silala, infatti, è la risultante della confluenza di una serie di sorgenti andine che si uniscono in un ruscello artificiale che, al suo massimo, è largo un metro e mezzo e profondo 70 centimetri. Non porta molta acqua, solo 0,25 metri cubi al secondo, stando alle cifre diffuse dal governo boliviano.

IL CILE SE NE APPROFITTA?

I Paesi confinanti all'inizio di quest'anno raggiunsero un accordo preliminare sul Silala, dopo che il Cile aveva accettato di pagare l'acqua alla metà del suo valore di mercato, qualcosa come cinque milioni di dollari l'anno.

Ai sensi dell'accordo, avevano acconsentito a uno studio di quattro anni per calcolare il flusso e l'uso del corso d'acqua per stabilire quanto avrebbe dovuto pagare il Cile nell'immediato futuro.

Ma la Bolivia si è ritirata dall'accordo, affermando che questo avrebbe dovuto essere retroattivo e da quel momento il governo ha cominciato a chiedere compensazioni per l'uso dell'acqua negli anni precedenti.

Il presidente boliviano Evo Morales, dichiaratamente di sinistra, sostiene che il gas naturale del suo Paese impoverito, così come i giacimenti minerari e i corsi d'acqua dovrebbero finire sotto il diretto controllo dello Stato.

La disputa sul Silala è solo l'ultima miccia, in ordine di tempo, ad aver innescato tensioni tra Cile e Bolivia.

Dopo aver vinto la Guerra del Pacifico nell'800, il Cile si prese la provincia boliviana de El Litoral, lasciando la Bolivia senza uno sbocco sul mare.

Il gelo nelle relazioni tra i due vicini, che dagli anni '70 non si scambiano nemmeno gli ambasciatori, sono migliorate un po' negli ultimi anni, tanto che i due Paesi hanno avviato trattative su una serie di questioni, compresa quella del Silala e della richiesta del Bolivia di avere un accesso al Pacifico.

Dalla sua sorgente in Bolivia, il Silala corre attraverso un canale di tre km, costruito oltre un secolo fa dalla Antofagasta & Bolivia Railway Company, che aveva in concessione l'uso dell'acqua.

Successivamente, la compagnia più tardi trasferì la licenza alla città cilena di Antofagasta e al gigantesco impianto minerario di Chuquicamata, di proprietà della società mineraria di stato Codelco. Il governo boliviano ha ritirato la licenza nel 1997.

"Ma le acque continuano ad affluire in Cile. Chiunque le stesse usando prima, le usa anche adesso", ha detto alla Reuters il vice-ministro degli Esteri boliviano Hugo Fernandez.

Così come per altre miniere, la Antofagasta PLC, che controlla la Antofagasta & Bolivia Railway Company, gestisce un fiorente business legato all'acqua che ogni anno frutta 84,5 milioni di dollari.

Gli abitanti del luogo dicono che dal momento che il Silala nasce in Bolivia, le imprese cilene che se ne servono devono pagare.

"Noi sappiamo che le compagnie cilene stanno vendendo acqua", ha detto alla Reuters Daniel Berna, un proprietario terriero di Quetana Chico, un villaggio vicino al confine. "Dovrebbero cominciare almeno a dividere i profitti".

Tradotto da redazione General News Roma +3906 85224380, fax +3906 8540860, italy.online@news.reuters.com

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