Cile e Bolivia si contendono l'acqua del deserto di Atacama

martedì 22 settembre 2009 17:42
 

di Diego Ore

SILALA, Bolivia (Reuters) - Bolivia e Cile sono stati ai ferri corti per oltre un secolo, litigandosi un accesso all'Oceano Pacifico. Adesso è una striscia di terra che taglia il deserto più arido della terra ad aver innescato la scintilla che ha riacceso rancori mai sopiti.

Perché le risorse nel deserto di Atacama sono così preziose da valer bene un conflitto.

La regione potrà anche essere spoglia, senza alberi e fredda anche per i più abituati degli abitanti degli altipiani andini ma lì c'è il cuore minerario del Cile, per la precisione dell'industria estrattiva del rame. E le miniere hanno bisogno di acqua.

Ma l'acqua è così scarsa in quell'area che la cilena Antofagasta PLC progetta di pompare acqua dell'Oceano Pacifico attraverso una pipeline da 145 km fino ad una delle sue miniere nell'area.

Non si sa bene quale delle miniere cilene benefici della modesta portata d'acqua del fiume Silala, ma è certo che adesso la Bolivia vuole che il suo ricco e potente vicino - il primo produttore mondiale di rame - paghi fino all'ultimo centesimo per l'acqua con cui tiene in funzione le sue miniere.

"Per più di un secolo i cileni hanno preso la nostra acqua senza mai pagare un centesimo, adesso noi esigiamo che paghino il 100% dell'acqua del Silala", ha detto il ministro degli Esteri boliviano, David Choquehuanca, nel corso di una visita effettuata all'inizio di questo mese.

Il Cile sostiene di aver diritto a usare quell'acqua in quanto il Silala sarebbe un corso d'acqua internazionale ma la Bolivia obietta che questo è solo un ruscello e che il corso del fiume fu alterato artificialmente due secoli fa per venire incontro alle necessità delle compagnie cilene.

Il Silala, infatti, è la risultante della confluenza di una serie di sorgenti andine che si uniscono in un ruscello artificiale che, al suo massimo, è largo un metro e mezzo e profondo 70 centimetri. Non porta molta acqua, solo 0,25 metri cubi al secondo, stando alle cifre diffuse dal governo boliviano.   Continua...