22 settembre 2009 / 11:23 / 8 anni fa

Naturalista britannico: lasciamo che i panda si estinguano

<p>Un cucciolo di panda. REUTERS/Phichaiyong Mayerku</p>

di Neil Maidment

LONDRA (Reuters) - Gli ambientalisti dovrebbero “staccare la spina” ai panda giganti e lasciarli estinguere. Lo ha detto il presentatore della Bbc e naturalista Chris Packham.

“Questa è una specie che volontariamente è entrata in un cul de sac evolutivo”, ha detto Packham al magazine Radio Times.

Il 48enne si è detto convinto che i soldi spesi nella conservazione di questa specie potrebbero essere investiti in maniera migliore su altri animali, dal momento che i panda non sono in condizione di sopravvivere da soli.

“Non è una specie forte. Sfortunatamente i panda sono grandi e teneri e rappresentano il simbolo del WWF, ma noi spendiamo milioni di sterline per la protezione di questa specie”.

“Io credo che dovremmo staccare la spina. Lasciamoli andare per la loro strada, con una certa dignità”.

I panda giganti sono confinati nelle foreste sulle montagne del sud-ovest della Cina e necessitano di una grande quantità di bambù per sopravvivere.

Stando ai dati del WWF, complessivamente, ci sono circa 1600 panda, minacciati però dall‘agricoltura, dal disboscamento e dell‘aumento della popolazione.

La posizione di Packham, però, non è largamente condivisa.

“Chris ha detto una cosa sciocca, da irresponsabile”, ha dichiarato Mark Wright, studioso di scienza della conservazione e consigliere del Wwf, secondo quanto riportato dai media britannici.

“I panda si sono perfettamente adattati al luogo dove vivono. Le montagne costituiscono il loro habitat e lì hanno a disposizione tutto il bambù che vogliono”.

“Sarebbe come dire che le balenottere azzurre sono ormai in un tunnel evolutivo senza uscita perché vivono nell‘oceano”, ha aggiunto Wright.

Packham, che è presidente del Britain’s Bat Conservation Trust e vicepresidente del Wildlife Trusts, ha anche gettato ombre sul futuro delle tigri.

“Non credo che le tigri possano vivere per altri 15 anni. Come puoi proteggere un animale che vale di più morto che vivo? Semplicemente non puoi”.

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