21 settembre 2009 / 20:07 / 8 anni fa

Cuba, folla e polemiche per il "concerto per la pace" all'Avana

HAVANA (Reuters) - Centinaia di migliaia di persone hanno riempito ieri piazza della Rivoluzione a L'Avana, in occasione di un concerto di "pace" in cui il cantante colombiano Juanes ed altri artisti, tra i quali era presente anche Jovanotti, hanno cercato di annullare la barriera politica che da oltre 50 anni divide i cubani.

Il concerto è stato trasmesso in diretta sul circuito televisivo internazionale, ed è stato così seguito anche da Miami, dove vive il nucleo duro della comunità cubana in esilio, il bastione dell'opposizione al governo di Castro.

Un piccolo gruppo di esuli ha organizzato una manifestazione a Little Havana, Miami, per protestare contro il concerto, ritenendo che l'esibizione di Juanes legittimasse un governo che nega i diritti fondamentali dell'uomo.

Juanes, che ha organizzato il suo concerto intitolato "Pace senza confini" in collaborazione con il governo cubano, ha cantato "It's Time to Change" e ha arringato il pubblico dicendo che "la cosa più importante è scambiare l'odio con l'amore".

Nonostante il cantante avesse precisato più volte che il suo non era uno spettacolo politico, ha fatto storcere il naso a qualcuno quando, alla fine del concerto, ha urlato "una sola famiglia cubana" per l'unità di Cuba e "Cuba libera", parole che hanno fatto infuriare la comunità che da anni vive in esilio.

Gli esuli hanno subito dato voce ai loro sospetti attraverso i canali di lingua spagnola di Miami ma non hanno ottenuto risposta dal governo cubano.

Juanes, cantante famosissimo, vincitore di ben 17 Latin Award, stabilitosi da tempo nella metropoli della Florida, è stato raggiunto sul palco da 14 artisti provenienti da sei Paesi, tra i quali figuravano Olga Tanon proveniente dal territorio di Puerto Rico sotto amministrazione Usa, ma anche lo spagnolo Miguel Bosé e Jovanotti. La chiusura è stata affidata ai re della salsa cubana, Los Van Van.

L'enorme folla, che secondo Juanes superava il milione di persone, ha ballato e cantato sotto un sole cocente che ha provocato molti svenimenti durante le cinque ore di spettacolo.

PORTE APERTE

Juanes ha spiegato di aver organizzato lo spettacolo perché convinto che il presidente Barack Obama abbia "aperto le porte" al cambiamento, alleggerendo un embargo che dura da 47 anni e facendo altri sforzi per migliorare le relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti.

In un'intervista trasmessa ieri dal network di lingua spagnola Univision, Obama ha ridimensionato l'importanza del concerto, dicendo di non ritenere "che il concerto danneggi le relazioni tra i due Paesi...ma non esagererei nemmeno il suo contributo".

Il capo della Casa Bianca ha rilanciato, dicendo che gli piacerebbe vedere i leader cubani rispondere alle sue aperture "abbandonando alcune pratiche antidemocratiche del passato".

Soltanto la settimana scorsa, il governo cubano aveva rimproverato ad Obama una certa lentezza nel rimuovere completamente le sanzioni americane contro Cuba.

Hector Pena, un operatore turistico presente all'evento, ha definito lo show "un successo" ma ha detto di condividere lo scetticismo di Obama sulla possibilità di cambiare le relazioni tra i due Paesi, troppo a lungo avvelenate.

"Con o senza Juanes, Cuba e gli Stati Uniti sono due grossi nasi che non riusciranno mai a baciarsi", ha sentenziato.

A Miami, dove si rifugiarono molti cubani quando Castro prese il potere con la Rivoluzione del 1959 e portò Cuba nell'orbita comunista, un piccolo gruppo anti-castrista chiamato Mambisa Watch, aveva organizzato, lo scorso agosto, una protesta in cui erano state distrutte copie degli album di Juanes. La stessa cosa si è ripetuta domenica, quando i cd del cantante sono finiti sotto un rullo compressore.

Un gruppo rivale, dall'altra parte della strada, Calle Ocho del quartiere di Little Havana, ha cominciato a gridare "Viva Juanes", scintilla che ha provocato tafferugli che hanno richiesto l'intervento della polizia.

In un parco nei pressi di Calle Ocho, dove i più anziani si ritrovano per giocare a domino, alcune persone hanno scandito slogan contro il concerto.

"Molto sangue è stato sparso a Cuba e tante persone sono state eliminate dagli squadroni della morte. Lui (Juanes) canta sui corpi degli ammazzati", ha detto Hernan Gonzalez, che ha trascorso sei dei suoi 77 anni in un carcere cubano, per essersi opposto a Castro subito dopo la "Revoluciòn".

Il ministro della Cultura dell'isola, Abel Prieto, ha condannato le proteste di Miami, spiegando venerdì ai reporter che il concerto era "un duro colpo...contro il fascismo che si pratica da quelle parti (Miami)".

Un altro gruppo di dissidenti cubani ha appoggiato il concerto, pur ammettendo che il governo cubano lo stesse utilizzando per dare un'immagine di tolleranza che in realtà non esiste

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