Iraq, reporter che lanciò scarpe a Bush forse scarcerato domani

domenica 13 settembre 2009 15:18
 

BAGHDAD (Reuters) - Muntazer al-Zaidi, il giornalista iracheno divenuto famoso nel mondo dopo aver lanciato le proprie scarpe contro l'allora presidente degli Stati Uniti George W. Bush, riceverà probabilmente un'accoglienza da eroe se, come previsto, sarà scarcerato domani.

Nel dicembre 2008 l'azione di Zaidi contro Bush nel corso della visita presidenziale d'addio a Baghdad catturò la simpatia di molti iracheni pieni di risentimento dopo oltre sei anni di spargimenti di sangue seguiti all'invasione a guida Usa del 2003.

Condannato dal governo iracheno per il suo "atto barbarico" durante la conferenza stampa che Bush stava tenendo col primo ministro iracheno Nuri al-Maliki, Zaidi fu condannato a tre anni di carcere per aggressione a un capo dello Stato in visita ufficiale.

La pena fu poi ridotta, e la famiglia di Zaidi si aspetta il suo rilascio domani.

L'avvocato di Zaidi, Dhiaa al-Saadi, ha detto di non aver avuto ancora comunicazione sul rilascio del suo cliente.

Milioni di persone in tutto il mondo hanno visto Zaidi lanciare le scarpe verso Bush e chiamare "cane" l'uomo che diede avvio alla guerra in Iraq, in quelli che in Medio Oriente sono considerati due gravi insulti.

Il presidente del Venezuela, l'anti-americano Ugo Chavez, lo definì coraggioso; un gruppo libico presieduto dalla figlia di Muammar Gheddafi lo premiò per il coraggio, i padri di altri paesi arabi gli offrirono le proprie figlie in spose.

L'arresto di Zaidi scatenò manifestazioni di protesta a Baghdad. Maitham al-Zaidi, fratello di Muntazer, ha detto che i sostenitori hanno già appeso striscioni ancora prima del suo rilascio, e di prevedere che ad aspettare il rilascio di Zaidi davanti alla base aerea di Baghdad dove è detenuto ci sarà una folla.

Muntazer, che lavora per la tv al-Baghdadiya, con sede al Cairo, ha ricevuto offerte di aiuto da tutto il mondo.   Continua...

 
<p>Una parente del giornalista iracheno Muntazer al-Zaidi con in mano un'immagine dell'uomo. REUTERS/Thaier al-Sudani</p>