11 settembre 2009 / 14:52 / 8 anni fa

Venezia, le proteste iraniane arrivano sul grande schermo

di Silvia Aloisi

VENEZIA (Reuters) - La regista iraniana 21enne, Hana Makhmalbaf, ha portato sul grande schermo le sanguinose proteste scoppiate nelle strade iraniane dopo le elezioni presidenziali di giugno, in un film che mette in luce speranze e delusioni dei giovani del Paese.

“Green Days” racconta come è stato vissuto il periodo precedente le elezioni nelle strade di Teheran proponendo interviste ai giovani, per lo più sostenitori del candidato dell‘opposizione Mirhossein Mousavi.

Il film mescola elementi romanzati a filmati molto crudi delle proteste organizzate dai sostenitori di Mousavi dopo che Mahmoud Ahmadinejad è stato dichiarato il vincitore delle elezioni, e della brutale repressione messa in atto dalle forze di sicurezza.

Alcune delle immagini proposte nella pellicola sono state scattate con cellulari dai manifestanti mentre il governo imponeva restrizioni ai media stranieri e a quelli indipendenti.

Un‘immagine immortala la morte di Neda Agha-Soltan, la giovane diventata simbolo delle proteste.

Il padre di Makhmalbaf, Mohsen, noto regista, oggi è il portavoce di Mousavi all‘estero e la ragazza ha raccontato di aver dovuto abbandonare l‘Iran dopo le elezioni perché il governo voleva arrestarla.

La giovane regista ha ultimato il film in una località segreta in Italia per evitare la censura iraniana.

“Ahmadinejad può cacciarmi dall‘Iran, può cacciare i media stranieri dall‘Iran, ma non può cacciare tutte le Neda (che vivono) in Iran e coloro che la pensano come Neda”, ha spiegato Makhmalbaf a Reuters in un‘intervista, parlando tramite un interprete.

“Green Days” è una pellicola esplicitamente critica nei confronti del presidente iraniano, che i sostenitori di Mousavi accusano di aver truccato le elezioni, ma non tesse le lodi dei leader dell‘opposizione di oggi né del passato.

“Questo non è un film propagandistico, realizzato per sostenere qualcuno in particolare. Do voce anche a una minoranza di persone che sono a favore di Ahmadinejad per dargli l‘opportunità di spiegare il loro punto di vista, anche se non la penso così”, ha aggiunto Makhmalbaf, con al collo una sciarpa verde.

“Ho voluto mostrare la realtà di ciò che è successo in Iran ... le speranze che la gente aveva in quei giorni”.

GENERAZIONE DELUSA

Attraverso la protagonista Ava, una commediografa 20enne che soffre di depressione, il film analizza anche le disillusioni di una generazione che sente che la propria voce non viene ascoltata e che le proprie aspirazioni sono state calpestate.

Quando Ava chiede ai sostenitori di Mousavi di darle una buona ragione per votarlo, molti rispondono che “non è perfetto, ma dobbiamo scegliere tra non perfetto e pessimo”.

Ava a un certo punto cerca di parlare con l‘ex presidente Mohammad Khatami, che ha appoggiato Mousavi, durante un comizio elettorale. “Che hai fatto con le mie speranze?” gli grida.

Makhmalbaf, che ha realizzato il suo primo cortometraggio a soli nove anni, è una degli almeno tre registi iraniani alla Mostra del Cinema di Venezia di quest‘anno: tutti denunciano quella che considerano una mancanza di libertà nel loro Paese.

“Women Without Men” di Shirin Neshat, in concorso alla Mostra, racconta le vite di quattro donne durante il colpo di Stato del 1953.

Come Makhmalbaf, Neshat crede che la lotta per la democrazia e per i diritti delle donne vadano di pari passo e dice che le donne sono il cuore delle proteste di oggi.

“Tehroun”, di Nader T. Homayoun, mostra il lato oscuro della capitale, con prostitute, mendicanti e trafficanti di bambini.

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