Venezia, grandi applausi per il buffo ristorante "Soul Kitchen"

giovedì 10 settembre 2009 17:41
 

di Roberto Bonzio

VENEZIA (Reuters) - Un ristorante di Amburgo, sgangherato come il cibo che serve, la sua clientela e l'umanità che ci lavora; un giovane titolare afflitto dal mal di schiena, da un fratello galeotto e da una fidanzata volata a Shanghai. Divertente, incalzante e intelligente, "Soul Kitchen" del regista tedesco di origine turca Fatih Akin, in concorso alla 66a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, ha scatenato oggi una raffica di applausi all'anteprima per la stampa e ha tutte le carte in regola per conquistare anche il pubblico e probabilmente almeno uno dei premi in palio.

Già vincitore dell'Orso d'Oro a Berlino nel 2004 con "La sposa turca" (Contro il muro), Akin ha rinunciato stavolta al dramma a lui congeniale per una commedia diretta con mano leggera, con un cast strepitoso, in un incastro quasi perfetto.

"E' una storia che parla di bevute, di mangiate, di feste, di balli e di casa. Avevo voglia di realizzare un film sul concetto di casa, di luogo definito da una nazionalità, tedesca o turca che sia, non come luogo geografico ma come condizione esistenziale e come stato mentale", ha spiegato in una nota il regista.

Akin ha svelato a Venezia come l'eccellente adesione degli attori ai personaggi sia dovuta al fatto che a molti ha letteralmente ritagliato addosso la parte. Per i due che sullo schermo sono fratelli, e che per strada vengono a volte scambiati l'uno per l'altro. Per il suo, di fratello, al quale ha offerto un ruolo "perché ha appena comprato casa e ha avuto molte spese". Per una studentessa di cinema, che doveva essere sua consulente ed è invece finita a recitare.

Persino il mal di schiena del protagonista ha un riferimento alla realtà fuori dallo schermo: la sua, di schiena, è afflitta da un'ernia al disco. "Mi ha portato da una fisioterapista fantastica, abbiamo passato giorni assieme per capire cosa vuol dire avere un'ernia", ha spiegato Adam Bousdoukos, che oltre ad essere protagonista del film e collaboratore alla sceneggiatura, è stato pure titolare nella realtà della taverna che ha ispirato il regista. Sullo schermo ha somatizzato con quel mal di schiena le sofferenze per lo stress e le preoccupazioni che gravano su di lui.

"Per me è stata la sceneggiatura più difficile di quelle che ho scritto. E' molto complicato mettere tutto in fila, ho lavorato per mesi, per anni... fare umorismo è più difficile che creare un dramma", ha detto a Venezia Akin, a proposito del film da lui ideato e diretto.

Alla fine, dice, ha seguito il consiglio del suo amico produttore, morto poco tempo fa, che tanto aveva insistito perché facesse "Soul Kitchen". "Mi diceva: liberati non pensarci... ho messo dei mesi per elaborare il lutto (per la sua morte), ho dovuto reimparare che ridere è parte della vita, che l'umorismo fa parte del cinema. E come regista avevo voglia di cambiare. Preferisco fallire ma sperimentare cose nuove".

 
<p>Il regista Fatih Akin presenta a Venezia il suo "Soul Kitchen". REUTERS/Tony Gentile</p>