Venezia, Omar Sharif : "Vivo il presente senza rimpianti"

giovedì 10 settembre 2009 15:33
 

di Roberto Bonzio

VENEZIA (Reuters) - Non è stato facile per un arabo musulmano diventare star di Hollywood negli anni Sessanta. C'è voluta grande umiltà e saggezza. La stessa che oggi gli fa vivere ogni attimo come fosse l'ultimo, mai schiavo dei ricordi né della celebrità, che non lo tocca.

A quasi 78 anni, l'egiziano Omar Sharif si abbandona a riflessioni esistenziali con i giornalisti, comparendo in conferenza stampa con gli altri interpreti di "Al mosafer" del suo connazionale Ahmed Maher, stasera in concorso alla 66esima Mostra Internazionale del Cinema, storia di tre giorni nel 1948, 1973 e 2001 che segnano il percorso di un uomo.

E del suo rapporto con un passato così eccezionale che l'attore parla, senza nostalgia. "Nella vita ho già annullato tutte le cose passate. Posso dirlo perchè sono arrivato ad un'età abbastanza vecchia... credo che pensare al futuro è cosa dei giovani, pensare al passato è cosa inutile quando uno è vecchio", ha detto Sharif, convinto che alla sua età si debba vivere "ogni istante totalmente pieno, ogni istante come l'ultimo della mia vita... concentrare tutto sull'istante che si vive".

Perchè i rimpianti non servono, dice l'attore. "E' inutile dire: quando ero giovane ero bello, hai visto la fotografia.. non serve a niente, ogni momento è il più importante della mia vita. Questa la mia filosofia della vita e sono fellice".

Ricordi e paura sono elementi con cui è alle prese il personaggio che interpreta nel film. E Sharif ricorda di averne avute molte, di paure, nella sua vita professionale.

"Arrivai a Hollywood nel 1961 con Lawrence d'Arabia. Ma ero l'unico arabo musulmano che lavorava (in un'industria del cinema) con tutti (attori, registi, sceneggiatori) ebrei. Avevo il pericolo di essere malvisto in Egitto o in America".

Fu una strada molto difficile, ricorda, che lo costrinse a stare molto attento ad ogni passo che faceva. Come quando la Columbia, con la quale aveva firmato un contratto quinquennale per Lawrence d'Arabia, lo "vendette" per appena 15mila dollari alla MGM per la produzione del "Dottor Zivago", successo straordinario che a lui non fruttò nulla.

"L'avvocato mi disse che si poteva far causa, io dissi no per favore, che non pensino che voglio i soldi". Di quel periodo, ricorda di aver convissuto con la paura, dicendo sempre sì per timore di dire no, accettando anche film che non gli andavano.

"Per 5-6 anni, poi dopo 'Zivago' e 'Funny Girl' sono stato un po' più libero di dire mie opinioni, non quelle estreme". Una carriera la sua che ha richiesto un prezzo. "Sono l'unico attore al mondo che non ha un centro di vita. Vivo in albergo e mangio al ristorante da sempre. Non ho potuto continuare il matrimonio con mia moglie, ero sempre in viaggio. Dal 1966 non ho vissuto con una donna. Non c'è da piangere, ho avuto una vita felice, qualche avventura con le donne. Un solo grande amore con mia moglie".

La celebrità, dice, è una cosa che non sente. Quanto al suo Paese ed alla rinascita del cinema egiziano con numerose pellicole di successo, ammette che la nuova generazione è completamente diversa dalla sua. Perchè allora ci si divertiva sempre e c'era da mangiare per tutti, mentre oggi "per guadagnare il pane devi concorrere col tuo vicino, colpirgli la mano e strappargli quasi il pane di mano". Ma la nuova generazione, aggiunge, è anche più occidentalizzata rispetto alla sua, che viveva molto nella religione e nell'arabismo, mentre oggi ci sono giovani pronti ad aprire il proprio orizzonte intellettuale all'Occidente. Anche la presenza a Venezia, osserva al suo fianco il regista del suo film Ahmed Maher, aiuta l'Egitto ad aprire al mondo la propria cultura, "perchè come tutti i Paesi con tradizione antica, abbiamo vissuto molto nel passato".

 
<p>Omar Sharif alla mostra di Venezia di quest'anno dove partecipa con "Al Mosafer". REUTERS/Tony Gentile</p>