9 settembre 2009 / 16:09 / tra 8 anni

Venezia: '68 sogno ancora da realizzare, dice Capanna

<p>Il regista Michele Placido alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. REUTERS/Alessandro Bianchi</p>

di Roberto Bonzio

VENEZIA (Reuters) - Il ‘68? E’ un sogno ancora da realizzare e mai tramontato. E il film di Michele Placido ha il merito di far tornare a parlarne.

E’ quanto ha detto a Reuters Mario Capanna, storico leader del movimento studentesco negli anni della contestazione, a Venezia per seguire la presentazione di “Il grande sogno”, pellicola oggi in concorso alla 66esima Mostra del Cinema di Venezia, in cui Placido ha intrecciato alle vicende di altri personaggi la sua personale, di giovane emigrato meridionale giunto nella capitale per fare il poliziotto, coltivando il sogno di diventare attore, poi realizzato.

“Del film mi è piaciuto l‘insieme, è un film di incisiva pacatezza. Ed è positivo proprio perché non è un film politico”, dice Capanna. Che abbandonati gli incarichi istituzionali oggi è presidente della Fondazione Diritti Genetici, oltre che coltivatore diretto nella sua casa in Umbria.

La pellicola di Placido, osserva, “riesce a riprodurre la magia del sogno. Che si riferisce a ieri a 40 anni di distanza, ma che è volto al futuro. Un film importante perché sicuramente fa riflettere. Sulle miserie di oggi e l‘inderogabile necessità di superarle”.

Per Capanna, un limite del film è di non avere un fotogramma “sulla tragedia dei poteri che fermano l‘ondata di cambiamento il 12 dicembre1969, la strage di Piazza Fontana”. E dice di apprezzare il fatto che Placido abbia ammesso di averci pensato, anche se poi “gli è scappato”.

Anche Capanna, come ha fatto Placido, polemizza con le riflessioni di Pasolini sui poliziotti figli del popolo, opposti ai contestatori figli agiati di borghesi. Ma ricorda che lo stesso poeta riequilibrava quella osservazione, rilevando che i poliziotti allora avevano torto.

40 ANNI DOPO QUEL PERIODO E’ ANCORA VIVO

Ma se a 40 anni di distanza si continua a parlare di quel periodo, sottolinea, vuol dire che è stato un fenomeno profondo e vivo.

“Da allora, la visione del mondo, il punto di vista ed il modo di ragionare non sono più stati come prima. Nel rapporto fra studenti e professori, lavoratori e imprenditori, credenti e Chiesa, uomo e donna”, osserva.

E il ‘68 è stato un movimento planetario che ha consentito al mondo per la prima volta di guardarsi e vedersi “nell‘immenso groviglio di contraddizioni che lo attanagliano... gran parte di quelle condizioni ci sono ancora.... ma oggi non avremmo Obama, un nero presidente Usa senza quella stagione di rinnovamento, Martin Luther King...”, aggiunge.

Capanna liquida rapidamente l‘osservazione ricorrente sui tanti “pentiti del ‘68” finiti dalla parte opposta, osservando che il fenomeno è evidente perché queste persone occupano posizioni rilevanti nei media. Mentre a suo giudizio sono milioni gli eredi del ‘68 impegnati in attività di impegno sociale, dal volontariato all‘ecologia, all‘economia verde, alla battaglia contro la fame nel mondo e per le biotecnologie.

Certo, riguardando al passato quella stagione ha scontato eccessi di dogmatismo ideologico. Ma come ricorda il titolo del film di Placido con la parola sogno, dice Capanna, i sogni colorano la vita e sono fondamentali.

“L‘utopia, il luogo che non c’è ma potrebbe esserci domani... questo è il messaggio di fondo del ‘68... l‘dea di democrazia come partecipazione, anima della democrazia... gli utopisti sono i veri realisti”, conclude Capanna.

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