Venezia, il '68 di Michele Placido è "Il grande sogno"

mercoledì 9 settembre 2009 17:38
 

di Roberto Bonzio

VENEZIA (Reuters) - Il sogno di un giovane poliziotto meridionale di diventare attore, per lui si è avverato. Ora Michele Placido lo racconta sullo schermo, rievocando così con risvolti autobiografici un anno particolare, il 1968.

Con "Il grande sogno" in concorso stasera alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Placido fa il suo ritorno in Laguna, dove negli anni passati ha suscitato reazioni contrastanti, confermate anche per questa pellicola oggi all'anteprima per la stampa, tra qualche applauso e qualche fischio.

Tris di star nostrane, nel film diretto da Placido che ha affidato il personaggio vicino alla sua storia personale a Riccardo Scamarcio, idolo delle ragazzine, emigrato pugliese a Roma che da poliziotto infiltrato nel movimento studentesco si trasformerà poi in attore teatrale. Dopo una storia d'amore contrastata con una giovane militante di matrice cattolica, interpretata da Jasmine Trinca, contesa ad un leader del movimento, che ha il volto di Luca Argentero.

Ambizioso nelle ricostruzione di episodi storici, dall'occupazione dell'università a Valle Giulia interrotta da una violenta irruzione della polizia alla sanguinosa repressione delle proteste contadine, il film ha il pregio di saper intrecciare vicende sociali e politiche a quelle personali ma sconta qualche ingenuità di troppo. Come mettere in bocca a un giovane emigrato pugliese una battuta sulla privacy, concetto forse non così diffuso 40 anni fa.

"Io ho raccontato la mia storia... possono esserci visioni politiche ma la chiave è quella del poliziotto venuto dal Sud", ha detto Placido in conferenza stampa, svelando che anche gli altri due personaggi principali sono ispirati a persone vere.

Citando Pierpaolo Pasolini, che aveva rinfacciato agli studenti di essere agiati figli di papà che si scontrano con poliziotti che sono invece figli del popolo, il regista ha detto: "Io non sono d'accordo, i borghesi di cui parla son stati miei primi insegnanti, venivo dal sud, non eravamo così colti, così preparati. Poi sono passato all'Accademia ed ho imparato a vedere con occhi diversi", ha aggiunto. Spiegando che se nel 1973 rifiutò una parte di sicuro successo in "L'anatra all'arancia" per fare teatro a Siracusa è grazie a quei maestri.

Del '68, dice ricorda la passione, più che la questione ideologica. "Spero che ai ragazzi di oggi arrivi qualcosa, la mia energia". Entusiasta del fatto che il suo film sia destinato a far discutere ed abbia già ricevuto diversi inviti da associazioni di destra e di sinistra. La conferenza stampa ha avuto momenti piuttosto movimentati.

Dopo un lunghissimo prologo divagazione di Carlo Rossella, presidente di Medusa Film tra i produttori della pellicola, che ha tolto spazio alle domande concludendo solo dopo bordate di fischi dei giornalisti esasperati, mentre il moderatore si è guardato bene dal moderarlo. Non meno vivace la conclusione.

Dopo una domanda in inglese su perché, professando valori di sinistra, si sia affidato ad una casa di produzione di proprietà della famiglia del premier Silvio Berlusconi, Placido si è inalberato, dicendo di poter fare un film con Medusa senza votare Berlusconi.

E contrattaccando prendendosela con gli inglesi ("invadete gli altri Paesi, distruggete e poi fate film per dire che siete buoni"). Facendo marcia indietro dopo che la giornalista che aveva posto la domanda ha spiegato di aver parlato in inglese, ma di essere spagnola.

 
<p>Michele Placido. REUTERS/Fabrizio Bensch</p>