Venezia, orrori di guerra in un blindato nell'ottimo "Lebanon"

martedì 8 settembre 2009 17:26
 

di Roberto Bonzio

VENEZIA (Reuters) - A vent'anni per istinto e paura ha ucciso un uomo. Era il giugno 1982, guerra in Libano. Ossessionato da quell'esperienza, aveva provato per anni a rievocarla senza riuscirvi. Poi il soldato divenuto cineasta ha trovato la forza di scrivere una sceneggiatura.

E stasera "Lebanon" dell'israeliano Samuel Maoz fa il uso esordio in concorso alla 66a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, dopo una proiezione in anteprima che ha conquistato il pubblico degli addetti ai lavori.

Guerra in un ambiente claustrofobico, l'interno di un carro armato israeliano che deve scortare la prima incursione di una pattuglia in territorio libanese.

Paure, ossessioni, incertezze rimbalzano fra i membri dell'equipaggio, mentre l'esterno è spiato solo attraverso un mirino che individua vittime innocenti e costanti orrori.

Il blindato avanza senza sapere bene dove andare, tra nemici invisibili ad eccezione di uno che, catturato, ispira più pietà che odio. Mentre gli "alleati" cristiani libanesi sono pronti a tradire.

"Avevo bisogno di prendere le distanze dall'argomento per poter descrivere da regista e non da persona informata dei fatti", ha spiegato a Venezia il regista, dicendo di aver spesso abbandonato in passato questo progetto perché alcuni ricordi erano ancora troppo dolorosi da rievocare. E scrivendo, l'odore della carne bruciata gli tornava alle narici.

Nel film, dice, la sequenza delle scene, l'abbinamento tra immagini iperrealistiche e scorci surreali sono stati frutto di un processo lungo e molto calcolato, per portare il pubblico "ad un viaggio consapevole".

Un formula efficace, visto che lo spettatore ha la sensazione di vivere anche lui all'interno del carro armato tensioni e paure, stordito a tratti dai colpi assordanti che rimbalzano contro la blindatura.

Eppure, malgrado il film conquisti e inchiodi, grazie anche ad un gruppo di attori convincenti che hanno "fatto squadra" nel dare immagine e forma alle testimonianze dolorose del regista, Maoz è convinto che non sia abbastanza, per rendere l'orrore che ha vissuto. "Posso spiegarvi la guerra. E voi pensate di averla capita. Ma la guerra non si può capire".

Dramma in chiave di docu-fiction, invece, quello firmato da Abel Ferrara, stasera fuori concorso con "Napoli Napoli Napoli". Un ritratto impietoso ed a tratti commovente del degrado partenopeo, proposto però come un puzzle disordinato che finisce col togliere efficacia alle parti più toccanti, come quelle delle testimonianze raccolte tra i detenuti.

 
<p>Il regista Samuel Maoz con l'attrice Reymonde Amsellem in posa durante la 66esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. REUTERS/Tony Gentile</p>