8 settembre 2009 / 14:27 / 8 anni fa

Sudan, libera la donna arrestata perché portava i pantaloni

<p>Sudan, libera la donna arrestata perch&eacute; portava i pantaloni.Mohamed Nureldin Abdallah</p>

di Andrew Heavens

KHARTOUM (Reuters) - Una donna sudanese arrestata per aver indossato un paio di jeans in pubblico -- abbigliamento ritenuto indecente -- è stata liberata oggi, dopo che il sindacato dei giornalisti del suo paese ha pagato a suo nome una multa da 209 dollari.

Lo ha detto il capo del sindacato.

Lubna Hussein è stata giudicata colpevole di indecenza ieri, in un caso che ha attirato l'attenzione internazionale: la corte le ha ordinato di pagare una multa di 500 sterline sudanesi (circa 209 dollari) o di affrontare un mese di carcere, ma le ha risparmiato la condanna a 40 frustate.

Hussein, arrestata in luglio ad una festa a Khartoum con altre 12 donne, aveva detto a Reuters dopo il verdetto che si sarebbe rifiutata di pagare la multa e che avrebbe preferito il carcere, per contestare la legittimità della legge.

"Sono venuti qualche minuto fa da me in prigione e mi hanno detto che potevo andarmene. Non avevo idea del perché. Non sono felice. Ho detto a tutti i miei amici e alla mia famiglia di non pagare la multa", ha detto a Reuters. "Ma sono stata liberata".

"Non sono contenta perché ci sono più di 700 donne ancora in carcere che non hanno nessuno disposto a pagare per loro".

Mohieddin Titawi, presidente del sindacato dei giornalisti, non ha spiegato perché il suo gruppo abbia pagato la multa, ma molti giornalisti sostengono che l'organizzazione abbia dei legami con il governo.

Il caso di Hussein è visto come un test sulle regole sudanesi sulla decenza, che -- secondo molte attiviste -- sono vaghe e concedono alla polizia ampia libertà nel decidere se un certo abbigliamento sia accettabile o meno per una donna. Il suo legale ha detto che aveva intenzione di ricorrere in appello contro il verdetto.

Hussein ha detto che dieci delle donne arrestate con lei si sono dichiarate colpevoli e sono state fustigate a luglio.

La ex reporter, che al momento dell'arresto lavorava per le Nazioni Unite, ha pubblicizzato il proprio caso, facendosi fotografare con addosso pantaloni larghi e chiedendo il supporto dei media.

Molte donne sono state giudicate colpevoli e condannate alla fustigazione negli ultimi anni in Sudan secondo le leggi islamiche sulla decenza, hanno detto i sostenitori di Hussein, sottolineando che lei è la prima ad aver reagito ad un simile trattamento.

Hussein ha detto di essersi dimessa dal suo incarico alle Nazioni Unite per rinunciare a qualunque immunità legale e poter portare aventi il suo caso, provare la sua innocenza, e sfidare la legge sulla decenza.

Funzionari hanno spiegato che l'Onu ha detto al Sudan che Hussein era immune da procedimenti legali essendo dipendente delle Nazioni Unite al momento dell'arresto. Ma il caso è proseguito dopo che il ministro degli Esteri sudanese ha dichiarato che la donna non godeva di alcuna immunità.

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