Venezia, Buy ancora donna tormentata nel film della Comencini

martedì 8 settembre 2009 16:41
 

di Roberto Bonzio

VENEZIA (Reuters) - Una mamma matura, in attesa che la figlia prematura esca da un lungo periodo in incubatrice. Un'attesa in solitudine, senza un amore profondo e senza un padre a fianco per la sua bambina. Ma circondata da un'umanità affettuosa e solidale, che lenisce almeno in parte le sue angosce.

In "Lo spazio bianco" di Francesca Comencini, stasera in concorso sulla ribalta della 66a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, tratto dall'omonimo romanzo di Valeria Parrella e apprezzato dal pubblico degli addetti ai lavori all'anteprima per la stampa, Margherita Buy è una convincente interprete nei panni di Maria, quarantenne che rimasta incinta dopo un rapporto occasionale decide di portare a termine la gravidanza. Che si conclude in anticipo: la sua bimba dovrà trascorrere almeno tre mesi nell'incubatrice.

Quel reparto dell'ospedale accanto ad altre mamme più giovani ma come lei in attesa di vedere i figli uscire dalle cure intensive diventerà un po' il suo mondo, parallelo a quello della scuola serale per adulti nella quale insegna. Si incrociano storie di sofferenza e solitudine, come quella della vicina di casa magistrato costretta ad una vita blindata dalla scorta, che gradualmente danno un senso diverso alla sua di sofferenza. Solitudini diverse, che sanno però comunicare tra loro.

"Questo film mi ha portata a parlare di una delle cose più centrali della mia vita, la maternità", spiega la Comencini nelle note di regia, dicendo di essersi sempre trovata per paradosso, insieme a molte altre, a difendere il diritto delle donne di non essere madri "di fonte a strenui difensori della vita, quasi sempre uomini, quasi mai padri".

E questo film, aggiunge, è stato un'occasione per parlare a fondo delle difficoltà intime generate dalla maternità ma anche della leggerezza e dell'allegria che porta con sé. "Un film molto più visionario, molto più musicale dei miei precedenti", osserva, spiegando il ruolo centrale che assume a tratti la colonna sonora.

Un ruolo, quello della madre sola, che sembra ritagliato apposta per Margherita Buy, con tutte le sfumature e le fragilità alle quali ha abituato il pubblico in altri analoghi ruoli tormentati.

Forse proprio questo "già visto" limita un po' la freschezza del personaggio. In un cinema, come quello italiano, che alle figure femminili seducenti o semplicemente decorative dell'immaginario televisivo sembra saper contrapporre sempre e soltanto donne ripiegate e tormentate nel loro privato, alle prese con uomini non all'altezza.

 
<p>L'attrice italiana Margherita Buy.</p>