Venezia, il giorno di Michael Moore, "film per far pensare"

domenica 6 settembre 2009 09:41
 

di Ilaria Polleschi

VENEZIA (Reuters) - E' Michael Moore il protagonista di oggi alla 66esima Mostra del Cinema di Venezia, dove porta in concorso il suo atteso documentario "Capitalism: a love story".

Molto applaudito all'anteprima per la stampa, la più affollata finora, il film vuole essere un esame dell'impatto che le grandi aziende Usa hanno sulla vita quotidiana degli americani.

Si parte da Flint, Michigan, culla della General Motors e si arriva a Wall Street e al Campidoglio, per capire -- anche con sottile ironia -- quanto costa agli Stati Uniti l'amore per il capitalismo.

"Non sono un economista, so solo quello che vedo", ha spiegato ieri il regista in un incontro organizzato dalla rivista Usa Variety. "Ma negli Usa una famiglia ogni sette secondi perde la casa, è un numero incredibile".

La pellicola mescola i racconti di gente che ha perso tutto perché non ha lavoro al salvataggio delle banche a rischio fallimento responsabili del crollo della borsa, boccia la politica e prende invece come esempio positivo l'Europa.

Ma come è nata l'idea di questo lavoro? "Ci pensavo da tempo, ma un anno e mezzo fa, quando tanta gente ha cominciato a perdere il lavoro e la casa, ho iniziato davvero, per mostrare come questa economia fosse costruita sulla sabbia". Anche se ora con Obama ("il 4 novembre 2008 per me è stato un giorno molto emozionante", svela) le cose potrebbero cambiare: "Ha bisogno di noi" per portare a termine le riforme, ha sottolineato ancora il regista.

Secondo Moore, il sistema economico "non è giusto, né etico, né democratico" e andrebbe "rifondato", così come la borsa, che definisce "un sistema basato sulla voglia di profitti a breve termine, che ha rovinato tanta gente".

Alla domanda su chi finanzia i suoi film, Moore risponde "Liberty Media e Viacom". "Ma ogni pellicola che realizzo incassa sempre profitti", ha spiegato, ammettendo di sperare un giorno di riuscire a prodursi da solo per realizzare film "per far pensare la gente".

Certo che lui ha "scelto di fare film perché mi piacciono", perché la gente al cinema vada "per divertirsi, magari pensare un po', dire: bella storia, bei personaggi e pensi, questo non lo sapevo".

 
<p>Il regista Usa Michael Moore al suo arrivo al Festival del Cinema di Venezia. REUTERS/Manuel Silvestri</p>