Venezia, il potere della tv raccontato in "Videocracy"

venerdì 4 settembre 2009 08:28
 

di Ilaria Polleschi

VENEZIA (Reuters) - Uno sguardo spietato verso il mondo della tv in Italia e un po' anche verso gli italiani e un vero e proprio j'accuse nei confronti dell'impero mediatico del premier Silvio Berlusconi.

Alla Mostra del cinema di Venezia è arrivato l'atteso "Videocracy", il 'documentario creativo' di Erik Gandini, bergamasco trapiantato in Svezia, che attraverso la storia della tv commerciale e dei suoi personaggi bizzarri vuole raccontare l'Italia e la sua trasformazione.

Il film, che esce oggi nei cinema ed è stato accolto da applausi in sala, era ampiamente atteso: la lunga coda per assistere all'unica proiezione prevista per la Mostra ieri ha costretto gli organizzatori a programmare una seconda visione a tarda sera.

Un successo, per il regista, in parte causato dalle polemiche seguite alla mancata trasmissione dei trailer pubblicitari su Rai e Mediaset.

"Certo non me lo aspettavo", ha raccontato Gandini ai giornalisti. "Probabilmente è successo per la vicenda dei trailer censurati (...) che è la dimostrazione che se vuoi raccontare cose scomode vai a scontrarti con le difficoltà".

Il documentario parte con le immagini in bianco e nero degli anni 70, con la tv commerciale che manda in onda le prime donne seminude, foriere delle vallette che da allora riempiono i programmi delle varie reti pubbliche e private.

Le immagini di Berlusconi ai comizi, in Sardegna o a qualche evento pubblico, si mescolano con quelle delle reti del Biscione e della Rai, con i suoi personaggi più o meno bizzarri, che accettano di farsi intervistare: dallo sconosciuto che sogna di sfondare in tv per avere soldi e ragazze al cosiddetto "agente dei vip" Lele Mora fino a Fabrizio Corona, autodefinitosi "un Robin Hood moderno", titolare di un'agenzia fotografica coinvolto in un'indagine su presunti ricatti a personaggi famosi, che dopo 80 giorni di carcere diventa lui stesso vip.

"Ciò che va in televisione esiste e ciò che non ci va non lo è", è la tesi di Gandini. "Per noi italiani la parola televisione non si riferisce solo all'apparecchio in sè, è molto di più, è un'entità influente e mistificata con un ignoto e inquietante potere, trapelato ormai in quasi tutti gli aspetti della vita, del sogno e naturalmente della politica, quasi come un mostro".

E all'estero cosa si dice della situazione politica italiana? "Purtroppo si ride di noi. Siamo diventati una specie di commedia bizzarra".

 
<p>Erik Gandini, bergamasco trapiantato in Svezia regista di Videocracy. REUTERS/Tony Gentile (ITALY ENTERTAINMENT HEADSHOT)</p>