Iraq, fotografo Reuters ancora detenuto da esercito Usa

mercoledì 2 settembre 2009 10:25
 

di Michael Christie

BAGHDAD (Reuters) - Il 2 settembre del 2008 le truppe americane e irachene fecero irruzione a casa del giornalista iracheno Ibrahim Jassam, intimandogli il silenzio e tenendo a bada i cani, prima di portarlo via nella notte con indosso solo la biancheria.

Un anno dopo, né lo stesso Jassam, né la sua famiglia, né l'agenzia stampa internazionale Reuters, che lo aveva ingaggiato come fotografo e cameraman freelance hanno ricevuto alcuna comunicazione sul perché l'uomo sia tuttora in arresto e sotto il controllo delle forze americane in Iraq.

Le prove raccolte contro Jassam sono riservate, ma le accuse hanno a che fare con "attività con i ribelli", ha detto il Tenente Colonnello Pat Johnson, portavoce dell'esercito Usa in Iraq. Il termine "ribelli", in Iraq, generalmente si riferisce ai gruppi islamici sunniti, come al Qaeda. Jassam, però, è un musulmano sciita.

"E' un anno che cerchiamo di avere delle risposte specifiche, ma abbiamo ottenuto solo accuse vaghe e indefinite. E per me è inaccettabile", ha detto David Schlesinger, direttore di Reuters, agenzia stampa della società Thomson Reuters.

"Sarebbe corretto che ogni specifica accusa contro un giornalista fosse diffusa pubblicamente, in modo tale da permettere alla persona coinvolta di difendersi".

Jassam, che si trova in un campo di prigionia, allestito nel deserto al confine tra Iraq e Kuwait, sarà alla fine rilasciato.

Il patto di sicurezza tra Usa e Iraq, chiamato Status of Forces Agreement, prevede infatti che gli Stati Uniti consegnino alle forze di sicurezza interne le migliaia di detenuti iracheni che hanno ancora in custodia. Tra questi, quelli che devono rispondere di accuse da parte irachena verranno processati, gli altri liberati. E la Central Criminal Court irachena ha già stabilito a novembre che non c'è nessuna accusa contro Jassam.

L'esercito americano, però, non è dello stesso avviso. Considera Jassam una minaccia per l'Iraq e sostiene che il patto di sicurezza tra i due paesi conceda all'esercito la possibilità di trattenere Jassam per tutto il tempo necessario.

"Noi ovviamente rispettiamo la decisione della Central Criminal Court irachena sul caso di Ibrahim Jassam, ma la loro decisione non confuta le informazioni avute dall'intelligence che ci portano a considerare Jassam una minaccia per la stabilità e la sicurezza dell'Iraq", ha detto Johnson.

 
<p>Il padre del giornalista iracheno Ibrahim Jassam con la foto del figlio a Mahmudiya. REUTERS/Thaier al-Sudani (IRAQ CONFLICT POLITICS)</p>