Libri: Safari cinese, sfida Occidente-Pechino sul suolo africano

lunedì 24 agosto 2009 11:11
 

di Roberta Giaconi

MILANO (Reuters) - C'è una guerra sul suolo africano che non si combatte con le armi, ma con relazioni diplomatiche e commerciali. Mentre i paesi occidentali faticano sempre di più a mantenere l'antica supremazia, è la Cina che si sta facendo spazio preparandosi a diventare il primo partner commerciale del Continente Nero. Con conseguenze potenzialmente esplosive nel campo dei diritti umani.

E' quanto affermano due saggi pubblicati in Italia, "L'Africa cinese" di Stefano Gardelli (Università Bocconi editore) e "Safari cinese" di Cecilia Brighi, Irene Panozzo e Ilaria Maria Sala (O barra O Edizioni).

La strategia di Pechino in Africa, concordano gli autori, si basa su tre pilastri: accesso a materie prime e risorse agricole del paese, apertura di un mercato con grandissime potenzialità di crescita, formazione di alleati solidi negli organismi internazionali. A differenza dell'Occidente, dicono ancora gli autori, la Cina non chiede però il rispetto dei diritti umani o di altri criteri di sviluppo per concedere i suoi finanziamenti.

"La politica di aiuti economici senza alcun vincolo - scrive Gardelli - E' forse la più importante e controversa caratteristica dell'assistenza economica cinese".

Se l'80% delle banche commerciali del mondo applica l'"Equator principle", codice di condotta per i finanziamenti approvato nel 2003 dalla Banca Mondiale, nell'Impero di mezzo è la China Export Import Bank (Exim bank) a gestire quasi tutti i prestiti ai paesi in via di sviluppo senza alcun rispetto per gli standard occidentali.

Emblematico è il caso del Sudan, uno dei maggiori partner commerciali per il petrolio di Pechino: quando nel 2004 il presidente americano George W. Bush fece pressioni in sede Onu perché venissero applicate sanzioni economiche contro il paese, colpevole del genocidio in Darfur, la Cina si oppose per difendere sia l'alleato sia i propri interessi.

Dall'altro lato, l'appoggio degli stati africani è stato utile ad alcune rivendicazioni storiche cinesi, come quella su Taiwan, l'isola formalmente indipendente su cui Pechino reclama la sovranità.

I voti africani si sono rivelati essenziali non soltanto per bloccare l'adesione di Taiwan all'Organizzazione mondiale della Sanità, ma anche per l'assegnazione a Pechino delle Olimpiadi 2008 e dell'Expo 2010 a Shanghai. Lo scorso marzo, inoltre, il governo sudafricano ha negato il visto al Dalai Lama che avrebbe dovuto partecipare ad una conferenza di pace a Johannesburg.   Continua...

 
<p>Piccole profughe sudanesi accanto a un soldato della missione di peacekeeping Unamid per il Darfur. REUTERS/Zohra Bensemra</p>