24 agosto 2009 / 09:03 / 8 anni fa

Energia solare all'Europa dal Sahara: miracolo o miraggio?

di Tom Pfeiffer

<p>Una immagine del deserto del Sahara nel nord del Mali. REUTERS/Yves Herman PP03080090 HRM/MA</p>

RABAT (Reuters) - Sta prendendo piede il progetto da 400 miliardi di euro per fornire all‘Europa energia solare prodotta nel Sahara, anche se i critici ravvisano elevati rischi in una così ampia iniziativa basata su una tecnologia giovane nei paesi nordafricani politicamente instabili.

Desertec -- il progetto sull‘energia solare più ambizioso al mondo -- prevede la creazione di campi di specchi nel deserto in grado di riflettere i raggi solari per far evaporare l‘acqua inducendo le turbine a produrre elettricità pulita che colleghi Europa, Medio Oriente e Africa del Nord.

I sostenitori di Desertec -- una decina di aziende industriali e finanziarie, soprattutto tedesche -- sostengono che questo potrebbe portare l‘Europa all‘avanguardia nella lotta contro il cambiamento climatico e aiutare le economie europea e nordafricana a crescere rispettando i limiti delle emissioni di gas serra.

Altri invece vedono molti rischi, tra cui la politica del Maghreb, le tempeste di sabbia sahariane e i problemi per le popolazioni del deserto la cui acqua verrebbe deviata e fatta convergere verso i pannelli solari.

Inoltre sostengono che la tecnologia ad energia solare concentrata (Csp), su cui si basa Desertec, richieda costi e rischi molto più elevati rispetto al mosaico in rapida crescita di installazioni di celle fotovoltaiche su scala inferiore che generano gran parte dell‘energia solare di cui dispone attualmente l‘Europa.

I fondatori di Desertec sono partiti dal fatto che i deserti ricevono più energia solare in sei ore di quella consumata da tutta l‘umanità nell‘arco di un anno.

“Il Sahara offre tutti i vantaggi -- vicinanza all‘Europa, praticamente nessuna popolazione e luce solare molto intensa”, ha detto George Joffe, ricercatore ed esperto del Maghreb all‘Università di Cambridge, che non partecipa al progetto.

“Sarebbe da pazzi non cogliere questa opportunità”.

Proposto dal Club di Roma -- un gruppo di riflessione sull‘ambiente che riunisce esperti internazionali -- Desertec è diventato un progetto industriale il mese scorso, quando la compagnia tedesca di assicurazione lo ha lanciato presso la sua sede centrale nella capitale bavarese.

“Abbiamo una sensibilità speciale per il cambiamento climatico: influenza la nostra attività principale, le assicurazioni sui disastri naturali causati da fenomeni meteorologici, che provocano le più gravi perdite che dobbiamo sopportare”, ha detto Peter Hoeppe, capo della sezione Ricerca per il Rischio Geografico di Munich Re.

RIDUZIONE DELLE EMISSIONI

Molti governi europei puntano a ridurre le emissioni di gas serra dell‘80% entro il 2050.

Secondo i suoi sostenitori, Desertec sarebbe un gesto positivo da parte dei paesi sviluppati per i paesi del Medio oriente e dell‘Africa del Nord, che subiranno maggiormente la siccità e la desertificazione provocate dal riscaldamento globale.

Non è ancora stato delineato un business plan, né è ancora chiaro come il progetto verrà finanziato, ma si spera di trovare azionisti e aziende partner in diversi paesi.

I fondatori di Desertec sostengono che il Sahara potrà fornire un giorno il 15% dell‘elettricità necessaria all‘Europa, ma prevedono che il progetto andrà avanti a piccoli stadi e che non sarà completato prima del 2050.

Chi invece è a favore dell‘energia solare prodotta da celle fotovoltaiche, sostengono che la produzione decentralizzata si rivelerà più popolare perché i suoi costi sono inferiori.

Inoltre ritengono che i governi europei -- che accettano già il rischio di importare energia da paesi nordafricani come l‘Algeria -- preferirebbero, potendo, produrre energia rinnovabile all‘interno dei propri confini.

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