19 agosto 2009 / 17:16 / 8 anni fa

Atletica, sudafricana Semenya sottoposta a test verifica sesso

<p>La sudafricana Caster Semenya (destra) poco prima di tagliare il traguardo nella semifinale degli 800 metri donne ai Mondiali di Berlino. REUTERS/Michael Dalder</p>

di Karolos Grohmann

BERLINO (Reuters) - La sudafricana Caster Semenya, finalista negli 800 metri femminili ai Mondiali di atletica, viene sottoposta a un test di verifica del sesso dopo che il miglioramento della sua forma quest‘anno ha sollevato dubbi tra gli addetti ai lavori. Lo ha riferito oggi l‘Associazione internazionale delle federazioni di atletica leggera (Iaaf).

Semenya dovrebbe partecipare alla finale di stasera, dato che le complesse procedure mediche saranno completate ben oltre il 23 agosto, giorno di chiusura del campionato.

“Nel caso di questa atleta, dopo il suo debutto nei campionati junior africani, le voci, il gossip stavano aumentando”, ha detto Nick Davies, portavoce della Iaaf.

“Il test di verifica del genere è una procedura estremamente complessa”, ha aggiunto Davies. “La situazione oggi è che non abbiamo prove conclusive del fatto che non dovrebbe esserle consentito di correre”.

Un gruppo di medici, tra cui un endocrinologo, un ginecologo, un esperto di medicina interna, un esperto di genere e uno psicologo hanno iniziato la procedura, ma non si sa quando verranno resi noti i risultati.

“Sarebbe sbagliato oggi prendere la decisione di ritirare l‘atleta”, ha detto Davies.

La 18enne sudafricana il 31 luglio ha stabilito il proprio record personale negli 800 metri con 1 minuto 56.72 secondi, 8 secondi in meno del miglior tempo che aveva fatto nel 2008.

E’ stata anche la più veloce nelle qualificazioni per la finale.

Davies ha detto che questo non è un test obbligatorio e che l‘atleta non è in alcun modo sospettata di aver mentito.

“E’ una condizione medica. Non si tratta di nulla che abbia fatto. C’è la necessità di assicurarsi che si seguano le regole”, ha detto Davies, aggiungendo che la discrezione e la protezione dell‘atleta sono le priorità.

“Siamo più preoccupati per la persona e per il fatto di non umiliarla”, ha spiegato.

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