I riti della fede migliorano il cervello, anche degli atei

lunedì 17 agosto 2009 18:32
 

FILADELFIA (Reuters) - I monaci buddisti e le suore cattoliche migliorano il potere del loro cervello attraverso la meditazione e la preghiera, ma anche gli atei possono godere dei benefici mentali che derivano ai credenti dalla fede.

Lo sostiene lo scrittore scientifico Andrew Newberg nel suo nuovo libro "Come Dio cambia il tuo cervello". Secondo l'autore, la chiave sta negli effetti calmanti e di concentrazione che la meditazione o la preghiera intensa hanno nella nostra testa.

Gli esami del cervello mostrano che la meditazione intensa altera la nostra materia grigia, rafforzando le regioni che si focalizzano sulla mente e incoraggiano la compassione mentre calmano quelle legate alla paura e alla rabbia.

Se chi medita crede in una forza soprannaturale o è un ateo che ripete un mantra, spiega, il risultato può essere lo stesso: una crescita nella compassione che virtualmente ogni religione insegna e il calo dei sentimenti negativi.

"In sostanza, quando pensi alle vere grandi domande delle vita -- siano religiose, scientifiche o psicologiche -- il cervello cresce", spiega Newberg, capo del Centro di spiritualità e della mente all'Università di Pennsylvania.

"Non importa se sei cristiano o ebreo, musulmano o indù, agnostico o ateo", scrive nel libro redatto insieme a Mark Robert Waldman, terapista del centro.

NEUROTEOLOGIA

Newberg spiega a Reuters che la "neuroteologia" -- lo studio del ruolo del cervello nel credo religioso -- sta iniziando a fare luce su cosa accade nella testa dei credenti quando contemplano Dio.

Scienza e religione sono spesso visti all'opposto, al punto in cui un campo respinge l'altro, ma questo medico e professore di radiologia, psicologia e studi religiosi non vede ragioni per non studiarli insieme.   Continua...

 
<p>Alcune radiografie del cervello. REUTERS/Rupak De Chowdhuri</p>