Cina, politica del "cane unico" fa infuriare i proprietari

lunedì 17 agosto 2009 14:47
 

GUANGZHOU, Cina (Reuters) - Da decenni gli abitanti di Guangzhou, nel sud della Cina, devono sopportare la severa politica del figlio unico in vigore nel paese. Ora, però, la stessa misura applicata ai cani li sta facendo arrabbiare.

Allevare cani fu proibito da Mao Zetung, che lo considerava un passatempo borghese. Oggi, mentre la Cina si fa più ricca e più incline a seguire le abitudini occidentali, sempre più famiglie middle-class aprono la porta di casa a un amico a quattro zampe.

E, se è normale vedere cani con tanto di pedigree a passeggio per le grandi città come Guangzhou e Pechino, il boom ha fatto crescere anche il numero di abbandoni, di spazi pubblici sporchi e di lamentele dei vicini di casa non amanti dei cani.

Così, dall'1 luglio, è entrata in vigore la politica del "cane unico", giro di vite contro i 100.000 cani non registrati di Guangzhou, che l'anno prossimo ospiterà i Giochi Asiatici.

Finora, però, molti proprietari hanno ignorato - o eluso - le nuove leggi.

"Di certo non darò via i miei cani, perché sono parte della mia vita", ha detto un impiegato soprannominato Chen, che possiede sei cani e abita in un quartiere di Guangzhou dove c'è molto verde.

"Sono molto arrabbiata, che differenza c'è tra uno o due cani?", ha commentato un'altra donna, che preferisce rimanere anonima.

Irene Fung, a capo di Animals Asia, gruppo per i diritti degli animali, pur non condividendo la misura, ha chiesto ai proprietari di più cani di arrivare a un compromesso. "Molti dicono aspettiamo e vediamo... ma invitiamo tutti i proprietari di cani ad accogliere la misura in modo flessibile. Se avete due o tre cani, potete chiedere a parenti o amici di aiutarvi a registrarli".

 
<p>Un cinese seduto su una panchina con il proprio cane in un parco nel centro di Pechino. REUTERS/Gil Murdoch</p>