Sudan, proteste contro processo a donna che portava pantaloni

martedì 4 agosto 2009 11:27
 

KHARTOUM (Reuters) - Decine di donne si sono riunite fuori da un tribunale di Khartoum, oggi, per manifestare a favore di una donna sudanese, condannata a subire 40 frustate per aver indossato un paio di pantaloni in pubblico, un caso giudiziario che è diventato a tutti gli effetti un test per la legge sulla decenza vigente in Sudan.

Lubna Hussein, ex giornalista presso l'ufficio stampa delle Nazioni Unite, è stata arrestata insieme ad altre 12 donne durante una festa in un ristorante di Khartoum, a inizio luglio, e accusata di condotta indecente.

Le donne protestavano con cartelli e scritte su fasce per capelli, dove si leggeva "No al ritorno ai periodi bui" e hanno intonato cori contro la legge sulla pubblica decenza. La polizia, in assetto antisommossa, è arrivata nella zona per allontanare i manifestanti.

"Siamo contro questa legge, che è contro le donne, contro l'Islam e contro i diritti umani", ha detto Zainab Badradin, una delle donne presenti.

Casi giudiziari legati all'oltraggio alla pubblica decenza non sono infrequenti in Sudan, dove c'è un consistente gap culturale tra i cittadini, in prevalenza arabi e musulmani, del nord e i cristiani del sud.

Ma Hussein ha suscitato l'attenzione dei media rendendo pubblico il suo caso, posando, con i suoi jeans verdi, per alcune foto ed invitando i giornalisti a ribellarsi contro questa legge che, saltuariamente, viene applicata nella Capitale.

Il caso di Hussein ha garantito alla donna un ampio sostegno da parte dei gruppi femminili di Khartoum, e alcune donne -- alcune delle quali con indosso i pantaloni -- si sono riunite davanti al tribunale centrale della città, il Khartoum North, prima dell'inizio del processo di oggi.

"La principale difesa che adotterà riguarda il fatto che i suoi pantaloni non erano assolutamente indecenti e, quindi, non è stata infranta nessuna legge", ha detto a Reuters l'avvocato difensore Adib Abdalla.

"Se dovesse andar male, ci rivolgeremo alla corte costituzionale. Noi sosteniamo che questa legge, così ampia nella stesura, contravviene ai diritti fondamentali di Hussein, al suo legittimo diritto di un giusto processo".

I gruppi femminili, infatti, sostengono che nella legge non ci sia una chiara definizione di abbigliamento indecente, una mancanza che affida la decisione dell'arresto delle donne completamente nelle mani dei poliziotti.

 
<p>l'ex giornalista sudanese Lubna Hussein, arrestata a Khartoum perch&eacute; indossava un paio di pantaloni. REUTERS/Mohamed Nureldin Abdallh</p>