Libri: "Cani da rapina", romanzo criminale pasoliniano

venerdì 10 luglio 2009 13:38
 

ROMA (Reuters) - Shakerate "Romanzo criminale", "Le iene" e aggiungete un pizzico di Pier Paolo Pasolini, "Cani da rapina" è pronto da leggere.

Il romanzo breve ma potente che Luca Moretti ha pubblicato a maggio (Purple Press, 12,90 euro) e che ora sta portando in giro per l'Italia in un tour di letture pubbliche non tenta affatto di nascondere affinità e ispirazioni, semmai ne fa un punto di forza, quasi d'orgoglio.

Il titolo -- che in origine doveva essere probabilmente "Bandog", un tipo di cane da combattimento e da guardia nato dall'incrocio di diverse razze -- è un riferimento esplicito al primo film di Quentin Tarantino, "Reservoir dogs", in Italia noto come "Le iene - Cani da rapina". Sulla quarta di copertina si dichiara poi che "La Roma della Banda della Magliana è tornata", e nelle pagine del romanzo, ambientato a Ostia, Pasolini viene richiamato spesso, soprattutto per il luogo della sua morte violenta, l'Idroscalo.

La trama è classica. Un gruppo di giovani balordi che vorrebbero dare una svolta -- criminale -- alla propria vita di periferia trovano per caso l'occasione di mettere in piedi un lucroso traffico di droga, ma così facendo pestano i piedi al boss locale, incorrendo nella sua vendetta. Il finale è doppio, ma il lieto fine è escluso.

Il "romanzo criminale" scorre rapidamente, non senza flashback che servono a comprendere meglio i numerosi personaggi che lo popolano. Figure reali -- per chi conosce anche solo un po' le cronache di periferia di Roma e del suo litorale -- che diventano però al tempo stesso quasi archetipi universali, una volta finiti in pagina.

"Personaggi e fedine pedali", s'intitola la prima sezione del romanzo, ed è una dichiarazione d'intenti, tra Lo Storto, Er Pitone, Er Gettone, er Pank e gli altri.

Tra i personaggi c'è anche Brizio, alter ego del 32enne Moretti -- 32anni, ostiense d'adozione, già autore di racconti e fondatore della rivista letteraria online terranullius.it -- studente che è un po' la mascotte del gruppo, l'unico "pulito", che ne rappresenta soprattutto il narratore e che sopravvivrà alla catastrofe.

Alla fine del libro compare un vero e proprio glossario delle sostanze stupefacenti che circolano nelle strade e tra le pagine. Perché è la droga l'unico volano possibile del riscatto immaginato dai ragazzi della Piazza, che nel momento in cui saranno colpiti dalla vendetta hanno appena cominciato la loro ascesa "imprenditoriale".

"Cani da rapina" non è didascalico, punta molto sul racconto, sull'azione. Probabilmente però ha un limite nella sua adesione a un mini-genere, quello nato appunto sulla scia del romanzo di Giancarlo De Cataldo sulla banda della Magliana, che rischia una rapida saturazione.