G8, sfollati terremoto all'Aquila chiedono case sfitte

giovedì 9 luglio 2009 17:44
 

L'AQUILA (Reuters) - Alcune decine di aquilani si sono riuniti stamattina davanti a un condominio a Pettino, alle porte del capoluogo abruzzese, per chiedere che le case sfitte agibili vengano messe a disposizione dei terremotati, in modo che dagli alberghi possano tornare in città.

"Lo Stato paga 6.000 euro al mese per una famiglia di quattro persone negli alberghi della costa, quando con una cifra molto, ma molto inferiore potrebbe far tornare gli aquilani a casa e iniziare ad avviare un minimo di normalità", ha derro a Reuters Maria Pia Di Giorgio, che fa parte dei comitati cittadini sorti all'indomani del terremoto e che ha dato il via ad un'occupazione simbolica di un appartamento.

"Case subito", "Le case vuote agli aquilani" sono gli slogan intonati dai manifestanti, che hanno anche appeso uno striscione con la scritta "The last ladies", in polemica con la visita all'Aquila delle first ladies del G8, con le quali ai dimostranti è stato negato un incontro.

Si stima che le case sfitte agibili siano 3.000, dicono i comitati cittadini, secondo i quali le persone che vivono ancora nelle tende sono 25.000.

Diversi dimostranti portavano la maglietta con la scritta "forti e gentili sì, fessi no" e hanno appeso per il secondo giorno lo striscione "yes, we camp". Una ragazza aveva scritto su una spalla: "+ case - kiakkere".

Anche nel pomeriggio, intorno alla 17, i comitati dei cittadini e la Rete no-G8 hanno inscenato una nuova protesta nella zona della villa comunale dell'Aquila, non lontano da dove si stava svolgendo la visita dell'attore George Clooney, arrivato in città per inaugurare un cinema.

"Gli aquilani chiedono di non dimenticare la civiltà abruzzese", ha spiegato Alfonso Salvatore, uno degli organizzatori della protesta, "Finora se la sono dimenticata in tanti. La ricostruzione è necessaria, ma serve anche pensare allo sviluppo socio-economico", ha aggiunto.

Alcuni cittadini si sono presentanti in mutande, mentre è stato allestito anche un tavolino con prodotti tipici e le scritte "Punto di ristoro per le first ladies" e "L'altro patrimonio da salvare...gli aquilani".

 
<p>Protesta contro la lentezza della ricostruzione vicino all'Aquila, 8 luglio 2009. REUTERS/Alessandro Bianchi</p>