Iran, Ebadi: dialogo non illimitato, ma no a sanzioni economiche

lunedì 6 luglio 2009 12:50
 

FIRENZE (Reuters) - L'iraniana Shirin Ebadi, premio Nobel per la Pace nel 2003, ha dichiarato oggi che l'Occidente non dovrebbe continuare in un "dialogo illimitato" con l'Iran, dopo le sanguinose proteste post-elettorali, ma piuttosto applicare sanzioni politiche e non economiche.

"[Sono]contraria alle sanzioni economiche, perché fanno peggiorare le condizioni del popolo. Certo che il dialogo e i negoziati sono sempre meglio, ma non ci può essere un dialogo illimitato", ha detto parlando a margine di un incontro con il presidente del Consiglio regionale della Toscana, Riccardo Nencini.

"Penso -- ha detto Ebadi -- che, se dopo i negoziati non si arriva alla democrazia, la comunità occidentale debba usare sanzioni politiche per diminuire il livello dei rapporti politici con il Governo iraniano, ad esempio passando dagli ambasciatori ai rappresentanti politici".

Nelle manifestazioni di protesta successive alle controverse elezioni presidenziali del 12 giugno, che hanno visto il candidato moderato Mirhossein Mousavi accusare di brogli il vincitore, il fondamentalista Mahmoud Ahmadinejad, sono state arrestate centinaia di persone, tra cui nove membri dell'ambasciata britannica, e uccisi una ventina di sostenitori di Mousavi, secondo cifre ufficiali.

E sull'entità delle cifre, il premio Nobel iraniano è in disaccordo con Teheran. "Secondo il Governo sono 20 le persone uccise, ma secondo le notizie in nostro possesso sono 100 o anche di più. Il Governo dice che sono state arrestate 1200 persone, ma noi sappiamo che ne sono state arrestate molte di più".

Le condizioni dei detenuti, inoltre, sono motivo di grande preoccupazione.

"Non sappiano dove vengono tenute le persone arrestate, non hanno diritto di contattare i loro familiari o gli avvocati", spiega Ebadi. "Le persone arrestate vengono maltrattate e torturate in carcere per costringerle a confessare contro loro stesse e ci sono anche persone di cui non si hanno più notizie: non sappiamo se siano state uccise, arrestate e tenute in luoghi speciali".

Ebadi ha vinto il premio Nobel per la Pace nel 2003 grazie alle sue battaglie sui diritti umani che le sono costate, nel corso degli anni, anche un periodo in carcere oltre a continue minacce.