Pubblicità, Upa stima calo investimenti del 12% nel 2009

mercoledì 1 luglio 2009 14:36
 

MILANO (Reuters) - Nel 2009 gli investimenti pubblicitari in Italia caleranno del 12%, mentre dal 2010 è attesa una "reazione".

Sono le previsioni di Upa, l'associazione degli utenti pubblicitari, che sottolinea come le difficoltà che investono il settore riguardino tutto il mondo e che non ci sono segnali che possano indurre ad un ottimismo di maniera.

"Non c'è, però, rassegnazione; piuttosto una realistica presa di coscienza del momento: abbiamo aziende che rischiano e investono all'estero e abbiamo altrettante imprese che hanno un atteggiamento prudente verso gli investimenti in comunicazione", ha detto Lorenzo Sassoli de Bianchi, numero uno di Valsoia, appena rieletto presidente di Upa per il prossimo triennio, nel corso di una conferenza stampa. "Il 20% dei nostri associati usa la pubblicità in funzione anticiclica: la crisi si combatte con la fiducia, chi investe oggi in comunicazione si troverà un capitale di notorietà da spendere al momento della ripresa".

Secondo i dati Upa, che stima di rappresentare circa l'85% degli investimenti complessivi, il 40% delle aziende associate ha confermato o incrementato per l'anno in corso gli investimenti del 2008, il 60% invece li ha diminuiti. Si tratta, ha spiegato Sassoli de Bianchi, per lo più di imprese medie e piccole in affanno per la congiuntura economica, alle prese cioè con un calo di fatturato e redditività. Il 20% circa ha diminuito gli investimenti a causa "dell'incertezza della situazione".

EDITORIA IN CRISI, TV RESTA PRIMO MEZZO

La crisi economica si affianca anche a una crisi strutturale del mondo dei media che inevitabilmente si interseca col destino della pubblicità. Tra i media, la TV si conferma mezzo principale, dato che (dati gennaio-aprile) assorbe più del 63% degli investimenti (nonostante il -15,3% sullo stesso periodo 2008). "La TV in tutto il mondo è considerata dagli investitori una sorta di bene rifugio, dato che rappresenta, in tempi di crisi, un intrattenimento a basso costo", spiega il presidente.

Soffre invece la carta stampata (quasi -30% nel primo quadrimestre), che si trova davanti, dice Sassoli, "a una traversata nel deserto" che la dovrà necessariamente trasformare. Il presidente si è fermato in particolare sulla necessità che l'editoria "trovi delle forme di remunerazione su Internet", educando il consumatore a riconoscere la professionalità che sta dietro i contenuti e, quindi, a pagarli. "Credo che negli Usa questo succederà presto", ha detto.

Intanto, i dati di raccolta pubblicitaria su Internet mostrano ancora una crescita (+8% nei primi quattro mesi del 2009 per una raccolta complessiva degli investimenti pari al 7%), seppure rallentata rispetto alle performance degli ultimi anni.

 
<p>Negozio di televisori e computer. REUTERS/Parth Sanyal</p>