Rapporto Amnesty: crisi ha aggravato violazioni diritti umani

giovedì 28 maggio 2009 08:33
 

ROMA (Reuters) - Un 2008 in cui i diritti umani sono stati posti in secondo piano, se non addirittura traditi. Questo è il tono della presentazione del rapporto annuale 2009 di Amnesty International, avvenuta a Roma.

Un 2008 cominciato con la crisi in Kenya, che ha provocato migliaia di morti, e concluso con l'operazione "Piombo Fuso", messa in atto dall'esercito israeliano in risposta ai razzi lanciati da Hamas. Poche le note positive emerse nella relazione di Christine Weise, neoeletta presidente della Sezione Italiana dell'associazione. Tra queste, la diminuzione drastica della pena di morte nei paesi africani e l'arresto di Radovan Karadzic, il cosiddetto "boia di Sarajevo", latitante da circa 13 anni.

"Dietro alla crisi economica si cela un'esplosiva crisi dei diritti umani", ha dichiarato Christine Weise, "la recessione ha aggravato le violazioni dei diritti umani, distolto l'attenzione da esse e creato nuovi problemi. Prima i diritti umani erano messi in secondo piano in nome della sicurezza, ora in nome della crisi economica".

Pesanti le critiche nei confronti di due superpotenze mondiali. "L'amministrazione Bush ha proseguito nella sua strategia relativa sulla sicurezza, comprensiva di pesanti violazioni dei diritti umani e alla Cina è stato consentito di organizzare le Olimpiadi, chiudendo gli occhi sui massacri, avvenuti in Tibet a marzo", ha detto la presidente.

Segnali positivi sono giunti dalla nuova amministrazione Obama. "Abbiamo apprezzato la decisione del presidente Obama di chiudere Guantanamo e denunciare la tortura. Assumere la responsabilità per quanto accaduto nella "guerra del terrore" e chiamare a rispondere i responsabili delle violazioni dei diritti umani commesse nel suo contesto, accrescerà tanto la sicurezza globale quanto l'autorità morale degli Stati Uniti", ha precisato la Wiese.

Tra gli esempi più evidenti della crisi dei diritti umani, la Weise ha citato:

- la negazione alle comunità indigene del diritto fondamentale a una vita dignitosa, nonostante la crescita economica in paesi come Brasile, Messico e India;

- gli sgomberi forzati di centinaia di migliaia di persone da insediamenti abitativi precari o terreni agricoli, in nome dello sviluppo economico;

- il vertiginoso aumento dei prezzi, che ha provocato altra fame e altre malattie e, in paesi come Corea del Nord, Myanmar e Zimbabwe, l'uso del cibo come arma politica;

- il persistere della violenza e della discriminazione nei confronti delle donne;

- la reazione alla pressione migratoria da parte dei paesi di destinazione e di transito, che hanno adottato politiche ancora più restrittive, con l'Europa a indicare il cammino in collusione con governi come Mauritania, Marocco e Libia.

 
<p>Immagine d'archivio di persone sfollate a causa della violenza in Kenya a seguito delle elezioni a inizio 2008. REUTERS/Zohra Bensemra (KENYA)</p>