26 maggio 2009 / 09:57 / 8 anni fa

Cambogia, attivista Mam si batte contro prostituzione e crisi

<p>L'attivista cambogiana Somaly Mam insieme ad una delle bambine che ha salvato dalla schiavit&ugrave; nel mercato del sesso. REUTERS/Lucas Jackson (UNITED STATES)</p>

di Candida Ng

SINGAPORE (Reuters) - Somaly Mam è stata minacciata, sua figlia rapita e la sua casa data alle fiamme.

Adesso l‘ex prostituta cambogiana è diventata un‘attivista che si batte contro la crisi finanziaria globale.

Una delle maggiori preoccupazioni di Mam, che lotta contro la prostituzione forzata, è la carenza dei fondi per completare il rifugio che ha contribuito a creare per donne e ragazze vittime di abusi e costrette a vendersi nel mercato del sesso della Cambogia e degli stati vicini.

La crisi economica attuale ha avuto un impatto anche sul numero delle donne e dei bambini che si sono dati alla prostituzione per sopravvivere.

“Da quando abbiamo aperto il rifugio, ho sempre avuto questo problema. Come negli ultimi cinque mesi non abbiamo riso e non riusciamo a sfamare i bambini”, ha detto a Reuters Mam, del progetto Agir pour les Femmes En Situation Precaire (Afesip, o Azione per le Donne in Situazioni Precarie).

Afesip necessita di circa 1,5 milioni di dollari all‘anno per finanziare le proprie iniziative in Cambogia, Thailandia, Vietnam e Laos, ha spiegato Mam, che viaggia in tutto il mondo anche per raccogliere fondi a favore della Fondazione Somaly Mam, contro la prostituzione forzata.

Questo mese la Cambogia ha dichiarato di attendersi un aumento della prostituzione e del traffico di esseri umani a causa della crescita del tasso di disoccupazione nel corso della crisi economica.

Il Sudest Asiatico si è impegnato negli ultimi anni per liberarsi della propria reputazione di rifugio per pedofili e pervertiti, ma con scarso successo.

Mam, che si trova a Singapore per raccogliere fondi a favore del gruppo, ha spiegato che in Cambogia tenere prigioniera una ragazza e violentarla per migliorare la propria fortuna o la propria salute è ritenuto culturalmente accettabile.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, su due milioni di donne e bambini coinvolti ogni anno nel traffico di esseri umani, il 30% provengano dall‘Asia.

Presso i rifugi dell‘Afesip donne e bambine, alcune di soli quattro anni, ricevono cure mediche e psicologiche. Inoltre si tengono lezioni di inglese e francese, e vengono insegnate loro alcune professioni in modo che possano reinserirsi in società.

Quest‘anno un gruppo andrà all‘università negli Stati Uniti.

“Sono i bambini del rifugio che mi fanno andare avanti. Sono tutto per me, la mia luce, i miei amori, i miei eroi”, ha detto Mam, che ha raccontato il suo percorso da schiava del mercato del sesso ad attivista contro la prostituzione in un libro, “La Strada dell‘Innocenza Perduta”.

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