24 maggio 2009 / 09:48 / tra 8 anni

Cannes, un'annata senza grande sapore

<p>L'attrice francese Isabelle Huppert, presidente della giuria al Festival di Cannes. REUTERS/Jean Paul Pelissier</p>

di Wilfrid Exbrayat

CANNES (Reuters) - Proiettati i 20 film in concorso, si annuncia ora arduo a Cannes il compito della giuria presieduta da Isabelle Huppert, con il rischio che la cuvée 2009 non lasci traccia negli annali.

Il palmarès del 62esimo festival del cinema sarà annunciato stasera, durante la cerimonia conclusiva che si chiuderà con la proiezione del film di Jan Kounen “Coco Chanel e Igor Stravinsky”.

Se la giuria seguisse i gusti della stampa francese e internazionale presente sulla Croisette dal 13 maggio, “Un prophète” di Jacques Audiard otterrebbe la Palma d‘oro, diventando il secondo film francese a ottenere l‘ambito riconoscimento in due anni - un fatto senza precedenti.

Nel 2008, la giuria presieduta da Sean Penn aveva premiato “Entre les murs” di Laurent Cantet.

“Bright Star”, che segna il ritorno della neozelandese Jane Campion a Cannes, e “Los abrazos rotos” di Pedro Almodovar sono gli outsider più interessanti per la stampa internazionale, se ci si affida alla classifica quotidiana pubblicata dalla rivista Screen, che si è conclusa mercoledì.

La stampa francese, che segue la classifica di Film Français, sostiene ugualmente l‘ultima opera del regista spagnolo, oltre a “Les herbes folles” di Alain Resnais.

Per il premio dell‘interpretazione femminile, circolano regolarmente i nomi di Abbie Cornish (”Bright Star“), Katie Jarvis (”Fish Tank“) e Giovanna Mezzogiorno (”Vincere).

Steve Evets (“Looking for Eric”), Tahar Rahim (“Un prophète”), Christoph Waltz (“Inglourious Basterds”) sono dati come favoriti per l‘interpretazione maschile.

“DISEGUALE”

Nell‘insieme, la selezione dei film in concorso ha prodotto qualche delusione. Per Aurélien Ferenczi, di Télérama, questo festival “è andato decrescendo”. “Se ci si rapporta ai nomi che erano presenti”, ha aggiunto il critico.

“Molto diseguale”, commenta a sua volta Michel Ciment, capo redattore della rivista Positif. A suo avviso, se non ci fossero stati i cosiddetti “abbonati”, i grandi nomi del cinema che tornano spesso a Cannes, “la competizione sarebbe stata estremamente mediocre”.

Jean-Michel Frodon, direttore della redazione dei Cahiers du Cinéma, è di avviso opposto.

Per Frodon, c’è stata “globalmente una selezione molto buona nell‘insieme del festival e un livello molto, molto buono per quel che riguarda la competizione”.

Quentin Tarantino è stato più apprezzato dalla stampa francese che da quella internazionale. Ma il suo “Inglourious Basterds”, nel quale Brad Pitt condivide la scena con la francese Mélanie Laurent, non ha lasciato un segno forte.

“Bright Star” di Jane Campion, unica donna ad aver vinto una Palma d‘oro, nel 1993 per “Lezioni di piano”, è magnifico anche se molti rimprovano a questa storia d‘amore tra il poeta John Keats e Fanny Brawne di essere troppo classica.

TORTURA

“Looking for Eric”, sulle tracce del calciatore Eric Cantona, è un film affascinante e commovente anche se resta lontano dal livello al quale Ken Loach, Palma d‘oro 2006 per “Il vento che accarezza l‘erba”, aveva abituato la Croisette.

Resta “Antichrist”, ultima opera di Danois Lars von Trier che ha profondamente diviso la critica.

Pochi sono i giornalisti a favore di questo film dalla ricchezza impressionante che racconta il conflitto di una coppia, Charlotte Gainsbourg e Willem Dafoe, che ha perso un figlio, punteggiato da scene di mutilazione estremamente crude.

L‘Asia ha portato cinque film nella battaglia per la palma ma nessuno ha davvero brillato.

Park Chan-wook (Corée) e Johnnie To (Hong Kong) hanno portato dei lungo metraggi al di là delle loro capacità e il cinese Lou Ye, il taiwanese Tsai Ming-Liang e il filippino Brillante Mendoza non hanno alzato il livello.

Con “Fish Tank”, la promettente cineasta britannica Andrea Arnold ha sciolto la tensione con un film troppo lungo, un difetto cronico di questa selezione 2009.

Due lungometraggi si distinguono: “The white ribbon”, film molto forte e sottile dell‘austriaco Michael Haneke, e “The Time that Remains”, del palestinese Elia Suleiman.

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below