Grecia, pronto museo Acropoli per marmi Partenone ora a Londra

mercoledì 20 maggio 2009 19:41
 

di Renee Maltezou

ATENE (Reuters) - La Grecia inaugurerà a giugno il nuovo museo dell'Acropoli, secondo quanto riferito oggi dal ministro della Cultura, con lo scopo di esporvi fregi, statue e altri capolavori attualmente al British Museum di Londra.

Da decenni la Grecia sta cercando di far tornare in patria i marmi che facevano parte del Partenone e che attualmente sono esposti al British Museum, sostenendo che sono parte integrante di uno dei più importanti monumenti del mondo, ma il British Museum si è sempre rifiutato di restituire le preziose sculture ad Atene.

L'apertura del museo dell'Acropoli, costruito alle spalle del Partenone e degli altri templi di età classica presenti sull'Acropoli, ha subìto un ritardo di anni a causa, tra l'altro, di battaglie legali.

"Il nuovo museo dell'Acropoli è la quintessenza della cultura classica", ha puntualizzato il ministro della Cultura, Antonis Samaras.

All'inaugurazione ufficiale del museo, che si terrà il prossimo 20 giugno e che costerà 3 milioni di euro, sono stati invitati centinaia di funzionari stranieri, artisti e studiosi assieme ad alcuni rappresentanti del British Museum.

Il British Museum ospita circa la metà dei 160 metri di fregi che adornavano il tempio del Partenone, costruito 2.500 anni fa, e che sono stati asportati circa 200 anni fa da Lord Elgin, poi diventato ambasciatore britannico presso l'impero Ottomano che governava sulla Grecia allora.

Il museo, che dovrebbe accogliere circa 2,5 milioni di visitatori l'anno, ha suscitato l'opposizione locale quando il governo ha detto che due edifici storici dovevano essere demoliti sostenendo che ostacolavano la linea visiva ideale che andava da una parte del nuovo museo alll'Acropoli. La disputa non ha trovato soluzione.

Uno degli edifici è un primo esempio di architettura art deco ad Atene e l'altro appartiene al compositore Vangelis.

 
<p>Il nuovo museo dell'Acropoli che sorge alle spalle del Partenone. REUTERS/Yiorgos Karahalis</p>