Fiera Libro Torino, romanzi alla ricerca dell'Io negli altri

sabato 16 maggio 2009 09:34
 

di Roberto Bonzio

TORINO (Reuters) - La ricerca della verità sulla tragica fine di un fratello come percorso di dolorosa scoperta di sé: quasi una metafora del tema conduttore della Fiera del Libro 2009, dedicata alIo slogan "Io, gli altri, occasioni per uscire dal guscio", la ricerca che segna il percorso del protagonista di "Un bell'avvenire" di Marco Videtta (proposto a Torino da edizioni e/o).

Per lui il fratello morto, un fanatico repubblichino fascista, era un idolo. La scoperta che non è morto per mano dei partigiani ma per le torture delle SS italiane apre una strada inattesa, da l'avvio a un'indagine "noir" tra figure crudeli e infide, pronte a riciclarsi dal regime alla repubblica. Una storia individuale, quella raccontata da Videtta (che assieme a Massimo Carlotto per lo stesso editore aveva scritto il best seller "Nordest") che diventa esemplare, nella ricerca delle radici dell'identità fascista che fa parte della storia nazionale.

E due fratelli, gemelli, sono i protagonisti di "Due volte" di Jadelin Mabiala Gangbo (sempre edizioni e/o), italiano di origine congolese, vivaci ospiti di un istituto religioso in attesa che il padre esca di prigione. I loro compagni vengono da storie di dolore e violenze, ma è la vivacità infantile dei due a prevalere, anche nel racconto delle vicende più tormentate. E la capacità di cogliere aspetti comici anche nei risvolti più drammatici, in un turbine di vicende, passioni e colpi di scena, ha il sapore di riscatto della vitalità, della voglia di vivere e divertirsi.

"Chi fa la Francia oggi?" è la domanda che si pone l'omonimo collettivo di scrittori "Qui fait la France?", firmando una raccolta di racconti tutta dedicata a dar voce a storie di un mondo multietnico di figli di immigrati e figli di immigrati, in "Cronache di una società annunciata, racconti dalla banlieue" (Stampa Alternativa). La periferia, così vicina eppure così lontana ed emarginata dal centro è quella di Parigi. Empatia per un mondo di invisibili, precari, disprezzati, scrittura come forma di riscatto, "rivendicando interamente, come Stendhal, la letteratura come specchio da portarsi dietro lungo la strada".

Raccontare gli altri alla ricerca di un'identità collettiva è quel che ha fatto anche Rithy Panh, scrittore cambogiano, che assieme a Louise Lorentz in "La carta non può avvolgere la brace" (ObarraO edizioni) racconta diciotto mesi di vita quotidiana di decine di giovanissime costrette a prostituirsi, per nutrire la famiglia. Punta dell'iceberg che coinvolge trentamila donne cambogiane, a queste ragazze Panh, vissuto per anni in un campo di khmer rossi che nano decimato la sua famiglia, restituisce dignità raccontandone le storie individuali e la voglia di non rassegnarsi. Con un libro realizzato in parallelo ad un film-documentario omonimo, premio European Film Academy Documentario 2007-Prix Arte.

DISABILI, MOBBING E UN "CHE" A SORPRESA MITO DELLA DESTRA

L'altro come figura amata, fragile perchè disabile, è invece il tema conduttore di "Amore caro, a filo doppio con persone fragili " (Cairoeditore) in cui Clara Sereni ha raccolto testimonianze in forma di lettere di personaggi che raccontano gioie e difficoltà della vita a fianco di una persona disabile. Come hanno fatto con le loro lettere, i giornalisti Oliviero Beha e Giovanni Maria Bellu, l'attrice Paola Cortellesi e la scrittrice Pulsatilla.

Il confronto con l'altro diventa a sorpresa un dramma in una coppia segnata dal trauma di un licenziamento. E' quanto racconta "Mobbing" (Neri Pozza Bloom) della tedesca Annette Pehnt, acclamata in Germania, dove il romanzo best seller ha vinto il premio Thaddaus-Troll 2008. Protagonista un uomo che torna a casa con una lettera di licenziamento, motivata con delle menzogne. Un trauma per che costringe la moglie a guardarlo con occhi diversi, a scoprire mille risvolti ignorati della vita e della personalità del marito. ad andare a fondo, nel raccontare il dramma familiare, la difficile quotidianità della tutela dei principi fondamentali, di fronte ad un mondo del lavoro spietato.

Un "altro" sorprendente infine è quello scoperto nell'icona per eccellenza della sinistra in "L'altro Che, Ernesto Guevara mito e simbolo della destra militante" (Stampa Alternativa) di Mario La Ferla. Che a partire da un messaggio intercettato sul web segue dalla Francia all'Italia una pista che a oltre 40 anni dalla morte, scopre il Che mito di gruppi e movimenti della destra radicale.

"Gli amici del Che, a destra, sono tanti distribuiti in una miriade di sigle... un Che Guevara bipartisan non piacerà a tutti. Non sarà accettato soprattutto dagli affezionati alle barriere, da chi non sa fare a meno di steccati e muri ideologici", scrive l'autore. "questo libro li porrà di fronte a una realtà diversa da quella preocostituita. Forse ne prenderanno almeno atto, e sarà già un grandissimo risultato".

 
<p>Una visitatrice alla Fiera Internazionale del Libro a Torino. REUTERS</p>