Bullismo e adolescenti senza valori nel romanzo 'il gioko'

venerdì 15 maggio 2009 17:00
 

di Diana Bin

MILANO (Reuters) - Ragazzi smarriti e incapaci di scegliere, alle prese con un esame di maturità che un tempo era "il rito di ingresso nel mondo adulto, ma che oggi è diventato un rito svilito, che ha perso tutta la sua forza". Ed un protagonista "postmoderno", con una coscienza "sufficiente a raccontare le cose, ma non ad agire", che "non sapendo come indirizzare la sua particolare rabbia la indirizza contro tutto e tutti, contro modelli buoni e modelli cattivi".

Così Matteo Fontana, 32 anni milanese, laurea in Lettere classiche, spiega il suo romanzo d'esordio, "Il gioko" (Salerno Editrice), che sarà presentato stasera al Caffé letterario di Torino, nell'ambito della Fiera Internazionale del Libro.

La storia è quella di un gruppo di ragazzi al quinto anno di un liceo scientifico milanese, che anestetizzano la paura di crescere con "il gioko": chiusi in una taverna, estraggono a sorte chi, a turno, dovrà riprodurre davanti agli occhi di tutti performance sessuali suggerite dalle immagini pornografiche sul computer di Fabio, il leader.

"Il panorama che ne emerge è piuttosto desolante, c'è una raffigurazione del crollo di valori che non è solo quello dei giovani, ma anche quello della classe insegnante", spiega a Reuters l'autore, nel corso di un'intervista telefonica. Raccontando di essersi documentato direttamente dai quotidiani, "che da mesi riportano immancabilmente tutti i giorni notizie di bullismo e di violenza negli istituti scolastici".

"Il libro è nato stilisticamente per essere un cazzotto nello stomaco ... è questa la sua vera ragion d'essere", dice Fontana, che ha già scritto sceneggiature e racconti e diretto alcuni film sperimentali low budget.

Una fotografia preoccupante degli adolescenti di oggi, che non hanno più alcun riferimento a guidarli, e si vogliono sottrarre alla necessità di prendere decisioni sulla propria vita. Nel gioco, dice il narratore Roberto, "non devi decidere niente, il pc e i bigliettini decidono tutto per te". E i protagonisti, spiega Fontana, "considerano il 'gioco' la loro scuola, non l'altra: è quello il momento in cui si sentono maggiormente insieme, maggiormente in crescita, maggiormente messi alla prova".

Il tema sessuale del gioco, continua l'autore, è stato scelto perché "il più consono a quell'età, un terreno comune su cui i ragazzi potevano incontrarsi", ma anche "un abbrutimento, una costrizione, un mettersi in mostra sia per esibire coraggio facendo delle cose davanti a tutti, sia per acquisire esperienze".

E alla fine, "Non c'è nessuna catarsi, anzi casomai l'opposto, un'estrema involuzione dei personaggi, che non apprendono nulla da questa vicenda, ma ne escono in maniera frammentata".   Continua...