Francia, da tre giorni secondini bloccano accesso carceri

mercoledì 6 maggio 2009 12:22
 

PARIGI (Reuters) - Gli agenti carcerari francesi bloccano anche oggi, per il terzo giorno consecutivo, l'accesso a tutti i centri di detenzione d'Oltralpe, a sostegno della loro richiesta di ottenere più personale e mezzi.

A Parigi, verso le 7.30, la polizia è intervenuta per allontanare una ventina di secondini che bloccavano l'accesso alla prigione de la Santé e che avevano dato fuoco a una barricata, ha riferito un giornalista Reuters. Una guardia carceraria è rimasta ferita a un ginocchio ed è stata medicata.

Ieri sera, la polizia era intervenuta a Fleury-Mérogis, nei pressi di Parigi, per disperdere diverse decine di secondini che bloccavano la locale prigione e avevano dato fuoco a delle tavole di legno.

Negli scontri coi manifestanti davanti ad alcune carceri, la polizia ha impiegato in alcuni casi gas lacrimogeni, pistole elettriche e flash-ball.

Oggi, ha annunciato una sindacalista della Cgt, le azioni di protesta dovrebbero riprendere in tutta la regione parigina, e potrebbero estendersi anche a Lille, nel nord della Francia.

I negoziati che si sono tenuti ieri tra il ministero della Giustizia e i tre sindacati del settore penitenziario, Cgt, Fo e Ufap, hanno portato alla stesura di una fragile bozza d'accordo che però non sembra per il momento aver messo fine alle proteste.

Il progetto di accordo prevede prima di tutto di assegnare un primo contingente di 177 agenti in 20 prigioni di piccole dimensioni, in modo da assicurare che il turno notturno sia coperto da quattro secondini. Gli altri rinforzi per le piccole carceri arriveranno entro il 2010.

Gli stessi sindacati hanno invitato a continuare la mobilitazione, prima che l'accordo venga votato dai secondini di ogni singolo carcere.

Gli agenti penitenziari dicono di non essere più in grado di far fronte alla sovrappopolazione delle carceri, con 63.351 detenuti per 52.000 posti (e 24.300 agenti, numero giudicato ampiamente insufficiente), all'origine di un'ondata di suicidi e omicidi dalla fine dello scorso anno.

Il ministro della Giustizia Rachida Dati ha intanto assicurato che "il dialogo è aperto" e ha smentito che le prigioni siano bloccate, affermando che alla protesta partecipa solo il 7% degli agenti.

 
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