Usa,esce libro sulle violenze sessuali di soldati sulle colleghe

giovedì 16 aprile 2009 17:22
 

di Christine Kearney

NEW YORK (Reuters) - Le soldatesse americane hanno qualcos'altro di cui aver paura, oltre alle bombe per strada e alle imboscate dei nemici. Sono anche a rischio violenze sessuali da parte dei commilitoni uomini.

"The lonely soldier: the private war of women serving in Iraq" è un libro che, basandosi su 40 interviste in profondità, racconta la storie di 40 veterane che hanno servito in zone di combattimento e parlano di molestie sessuali, stupri e persecuzioni perpetrate dai loro colleghi uomini.

Alcune di loro venivano addirittura invitate dagli ufficiali a non andare al bagno da sole. Una di queste soldatesse aveva preso l'abitudine di portare sempre con sé un coltello, nel timore di aggressioni da parte dei soldati. Altre ancora hanno riportato di non aver avuto il coraggio di denunciare queste aggressioni.

"L'orrore di questi fatti è che provenivano dai soldati che combattevano dalla loro stessa parte", spiega l'autrice del libro, Helen Benedict, professoressa di giornalismo alla Columbia University di New York.

Un soldato su dieci, di quelli in servizio in Afghanistan e in Iraq, è donna e il numero di soldatesse morte durante i combattimenti iracheni è il più alto dai tempi della Seconda guerra mondiale, secondo una statistica del dipartimento della Difesa, citata anche nel libro.

La Benedict ha dichiarato che il titolo del libro proviene dalla sensazione di solitudine che provano le soldatesse quando sono costrette a vivere il trauma della guerra associato anche quello della violenza sessuale.

"La situazione che costringe le donne soldato a vivere in costante pericolo è ancora più tragica perchè si suppone che i soldati dovrebbero poter contare l'uno sull'altro per guardarsi le spalle", ha spiegato l'autrice del libro.

"Come ti puoi sentire quando i soldati che combattono al tuo fianco ti molestano tutto il giorno o tentano di violentarti o peggio ancora riescono a violentarti?".   Continua...

 
<p>Alcuni marine americani durante una cerimonia pubblica. REUTERS/Mike Segar</p>