12 aprile 2009 / 13:41 / 8 anni fa

Pirateria somala deve essere fermata in terraferma

<p>Il ministro degli esteri somalo Mohamed Abdullahi Omaar.Abdiaziz Hassan Ahmed (DJIBOUTI)</p>

di Andrew Cawthorne e Abdiaziz Hassan

NAIROBI (Reuters) - La pirateria al largo della Somalia, attività sempre più estesa, può essere fermata solo con la stabilità e con vigilanza e misure di sicurezza sulla terraferma, non con le forze di marina internazionali che pattugliano sempre più ampie zone di mare. Lo ha detto il governo alle prime armi della nazione del Corno d'Africa.

"E' una tragedia che le cose siano arrivate a questo punto", ha detto a Reuters il ministro degli Esteri Mohamed Abdullahi Omaar a proposito della recrudescenza degli assalti alle navi straniere.

"Ma dimostra anche chiaramente e categoricamente che la questione ha le sue radici a terra e deve essere risolta a terra".

Omaar sostiene che la comunità internazionale dovrebbe concentrare le sue risorse nell'aiutare a mettere in piedi una forza di sicurezza nazionale per il governo, che è il 15esimo tentativo di ripristinare un controllo centrale alla Somalia da quando è precipitata nell'anarchia nel 1991.

"Possiamo certamente risolvere il problema della pirateria insieme alla comunità internazionale: la nostra priorità è di ristabilire lo stato di diritto. Per questo, abbiamo richiesto assistenza alla comunità estera per allestire le nostre forze di sicurezza", ha dichiarato.

Omaar, 55 anni, uomo d'affari e consulente che ha studiato in Gran Bretagna e che viene da una influente famiglia somala, sta viaggiando in tutto il mondo da quando è stato nominato ministro a febbraio per raccogliere sostegno per il governo del presidente Sheikh Sharif Ahmed.

"La comunità internazionale ha bisogno che ci sia lo stato di diritto in Somalia tanto quanto (ne ha bisogno) il popolo somalo", ha dichiarato, sottolineando l'impatto della pirateria sugli scambi commerciali globali attraverso le rotte di navigazione.

L'amministrazione di Ahmed, che ha un grande sostegno interno e internazionale, è ancora vista come la migliore opportunità di stabilità da anni, sostengono i diplomatici, nonostante debba far fronte a una ribellione islamica e controlli solo alcune zone della capitale.

Il governo sta allestendo un esercito e una forza di polizia di circa 20.000 uomini ma finora non ha quasi nessuna forza navale.

Omaar ha detto che il dispiegamento di unità navali, da parte di circa una dozzina di nazioni dalla fine del 2008, non ha funzionato contro i pirati. Principalmente concentrati sul Golfo di Aden, i pattugliamenti hanno condotto le bande di pirati ad aumentare i loro assalti nell'Oceano Indiano.

La nave dell'ostaggio Usa, il capitano Richard Phillips, è stata attaccata mercoledì a diverse centinaia di miglia al largo della costa somala nell'Oceano Indiano.

L'equipaggio americano ha ripreso il controllo della nave, la Maersk Alabama, ma quattro pirati hanno preso in ostaggio Phillips a bordo di una scialuppa di salvataggio.

FRUSTRAZIONI

"E' chiaro che le diverse forze internazionali che sono venute nelle acque della Somalia non sono in grado di risolvere la questione", ha detto Omaar. "La ragione è che stiamo parlando di un milione di chilometri quadrati di mare, le dimensioni della Spagna".

"E' molto frustrante, perché il motivo per cui esiste questo governo è che il popolo della Somalia ha deciso che ne aveva abbastanza della guerra", ha aggiunto nella sua intervista concessa ieri sera.

Omaar precisa che la povertà non giustifica chi fa il pirata.

"Ci sono tre milioni di somali, in diverse parti del Paese, che versano in condizioni di miseria. Non hanno mai fatto ricorso alla criminalità per sopravvivere", dice.

"Quelli che sono implicati nella pirateria lo fanno per i soldi e lo fanno da anni. Non possono parlare di povertà".

Esperti e somali ritengono che i pirati agiscano nell'impunità, corrompendo i signori della guerra locali e i funzionari pubblici. Alcuni ex ministri di governo sono stati accusati di complicità in passato.

Ma Omaar ribadisce che la nuova amministrazione è onesta.

"E' totalmente inconcepibile che chiunque sia in una posizione di autorità in questo governo, consapevolmente o inconsapevolmente possa essere coinvolto in riscatti e pirateria. Non è possibile che si faccia. Siamo categoricamente contrari", dichiara Omaar.

"Perché non riceviamo assistenza per questa guerra contro la pirateria? Perché non ci viene dato aiuto per fronteggiarla?".

Il ministro condanna il pagamento di riscatti da parte degli armatori, che, secondo gli esperti, sono un fattore determinante nel far proliferare la pirateria.

"Si tratta di retribuire una attività criminale. Perché dovrebbe essere retribuito chi agisce contro la comunità nazionale e internazionale?", si chiede.

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