Argentina, morto a 82 anni Alfonsin, paladino della democrazia

mercoledì 1 aprile 2009 08:09
 

BUENOS AIRES (Reuters) - Raul Alfonsin, che guidò il ritorno dell'Argentina alla democrazia negli anni Ottanta dopo sette anni di brutale dittatura militare, è morto ieri per un cancro ai polmoni. Aveva 82 anni.

Alfonsin è morto nella sua casa di Buenos Aires, ha detto il dottor Alberto Sadler, che aveva in cura l'ex presidente.

Alfonsin, capo dello Stato dal 1983 al 1989, guadagnò ammirazione internazionale per aver messo sotto processo ed aver incarcerato i leader della precedente giunta militare che torturarono e uccisero migliaia di sospetti esponenti di sinistra nel corso di una "guerra sporca".

Esponente di punta dell'opposizione alla giunta che aveva preso il potere nel 1976, ripristinò la rispettabilità del Paese dopo decenni di colpi di Stato e governi inaffidabili.

Per la sua morte il governo ha deciso tre giorni di lutto nazionale.

Alfonsin, vincitore delle elezioni presidenziali nel 1983, resistette a tre tentativi di rivolta dei militari contro il suo governo ma chiuse malamente il proprio mandato quando il suo partito radicale di centro, screditato per come aveva affrontato la crisi economica, fu umiliato ai seggi del ballottaggio dal leader peronista Carlos Menem.

Alfonsin si ritirò sei mesi dopo. "Nessun presidente ha il diritto di chiedere ininterrottamente sacrifici al suo popolo", disse un provatissimo Alfonsin agli argentini in tv al momento del ritiro.

Nell'ultima parte della sua presidenza l'inflazione aveva toccato il record del 200% al mese e la povertà sotto il suo governo aumentò più del doppio a quasi il 25%, mentre la moneta argentina perse il 95% del suo valore in quattro mesi.

 
<p>L'ex-presidente argentino Raul Alfonsin a Buenos Aires in una immagine del 1989. REUTERS/Stringer/Files</p>