26 marzo 2009 / 15:39 / 8 anni fa

Borse mondiali, investire nel vino conviene

<p>Immagine d'archivio. REUTERS/Felix Ordonez (SPAIN)</p>

MILANO (Reuters) - Chi ha investito nelle società vinicole quotate del mondo dal 2001 a oggi ha potuto brindare a performance decisamente più brillanti di quelle realizzate dalla borse globali.

Anche nell‘ultimo periodo, nel pieno della crisi finanziaria, l‘indice del vino ha garantito una migliore tenuta.

E’ quanto emerge dall‘Indagine sul settore vinicolo a cura dell‘Ufficio studi di Mediobanca, giunta alla sua decima edizione.

Analizzando la dinamica di borsa attraverso l‘indice mondiale delle aziende vinicole aggiornato a febbraio 2009 - 38 società (nessuna italiana) quotate su 14 borse - si evidenzia da gennaio 2001 una crescita del 62,4%, mentre nello stesso periodo le borse mondiali sono scese del 31,6%.

Nel 2008 l‘indice del vino ha lasciato sul terreno il 28,9% contro il -38,8% accusato dalle borse mondiali nell‘anno della crisi. Nei primi due mesi del 2009 il calo delle società vinicole si limita a un 3,3% a fronte del -15,3% generale dell‘azionario.

Dal 2001 spiccano in particolare i rialzi delle società vinicole cilene (+101%) e cinesi (+94%), anche se in entrambi i casi gli indici domestici hanno fatto ancora meglio.

Le maggiori soddisfazioni sono arrivate da Francia e Nord America, dove le società del vino hanno superato i listini locali rispettivamente del 135% e del 103%.

A livello di capitalizzazione i tre maggiori gruppi quotati - l‘australiana Foster’s Group, la cinese Yantai Changyu Wine e la statunitense Constellation Brands - a fine febbraio 2009 valevano quasi 10 miliardi di euro contro i 14 miliardi dell‘aggregato dell‘indice.

Se dall‘andamento di borsa si passa ai fondamentali, negli ultimi mesi del 2008 gli effetti della crisi cominciano a farsi sentire sui conti dei maggiori operatori vinicoli internazionali. Un aggregato dei risultati di sei big del settore mostra per il secondo semestre dello scorso anno un fatturato in sostanziale tenuta a cui fa riscontro un‘erosione dei margini e degli utili.

In Italia, dove nessuna delle società vinicole è quotata, l‘indagine Mediobanca esamina i dati di bilancio di 97 imprese con fatturato sopra i 20 milioni di euro (27 cooperative, 66 tra spa e srl a controllo italiano e quattro a controllo straniero).

Dopo un 2007 a luci e ombre - con margini in flessione ma una buona crescita del fatturato trainato dall‘export - i primi consuntivi per il 2008 mostrano una tenuta del giro d‘affari, ancora una volta aiutata dalle vendite all‘estero.

Le indicazioni sulla ripartizione dell‘export nel 2008 segnalano una contrazione della quota destinata agli Usa e un aumento di quella per l‘Unione europea.

Per il 2009, la metà delle imprese prevede uno scenario stazionario, un quarto è pessimista (vede una contrazione superiore al 3%), mentre il restante 25% ha proiezioni positive.

Altro elemento di interesse del settore vinicolo italiano è l‘elevato livello degli investimenti. Nonostante un calo dell‘8% circa stimato per il 2008 le imprese mostrano una volontà di investire superiore alla media della manifattura italiana.

Nel 2007 gli investimenti rappresentavano il 6% del fatturato rispetto al 3,9% della manifattura e al 4,7% dell‘industria delle bevande. La propensione a investire è maggiore per Spa e Srl (7,2%) che non per le cooperative (4,2%).

In generale il cash flow è in grado di finanziare integralmente il fabbisogno annuale di investimenti.

Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano

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