20 marzo 2009 / 17:38 / 8 anni fa

Clima: Ue chiede azione rapida, si impegna per fondi

<p>Immagine d'archivio.Karoly Arvai (HUNGARY)</p>

di Pete Harrison e Marcin Grajewski

BRUXELLES (Reuters) - L'Unione europea andrà oltre le polemiche interne e onorerà gli impegni per aiutare i paesi poveri a combattere il cambiamento climatico: lo ha annunciato oggi il Commissario europeo all'ambiente, invitando le altre regioni ricche del Pianeta a chiarire i propri obiettivi.

L'appello del commissario Stavros Dimas fa eco all'avvertimento lanciato nei giorni scorsi dal responsabile delle Nazioni Unite per il clima, Yvo de Boer, che ha espresso preoccupazione sui lenti progressi fatti prima della Conferenza sul Clima prevista per dicembre a Copenhagen.

Il successo del meeting dipende dalla possibilità che i paesi ricchi trovino un accordo sull'istituzione di un fondo da decine di miliardi di dollari per aiutare i paesi poveri ad affrontare il problema.

La Ue ha promesso che farà la sua parte, ma Dimas ha detto a Reuters che non potrà fare di più se altre nazioni ricche non indicheranno quali sono i propri obiettivi di riduzione dei gas a effetto serra, ritenuti responsabili dell'anomalo riscaldamento della Terra.

"E' ovvio che al fine di calcolare l'ammontare dei fondi per il nostro contributo dobbiamo sapere quali altri paesi sviluppati parteciperanno", ha detto Dimas in una intervista.

"Il Giappone ha annunciato che a giugno presenterà una cifra. Spero che accada prima. Negli Usa stanno ancora decidendo". Il presidente americano Barack Obama si recherà in visita in Europa nei primi giorni di aprile e i responsabili della Ue sperano che il viaggio possa dare risultati in questo senso.

La Ue punta ad assumere una funzione di guida nella battaglia contro il cambiamento climatico dopo che nel 2008 ha concordato la riduzione delle emissioni di carbonio del 20% circa entro il 2020, in quello che finora è l'obiettivo più ambizioso del mondo.

Ma oggi la Polonia ha detto che eserciterà fino in fondo la propria influenza sul piano della Ue per il fondo, ipotizzando dunque che potrebbe esercitare il proprio diritto di veto, se ritenesse troppo costosa la misura in un clima di crisi economica e finanziaria.

In ogni caso i leader della Ue a Bruxelles hanno riaffermato il loro impegno ad aiutare i paesi poveri a tagliare le emissioni e ad adattare i propri sistemi produttivi.

I paesi in via di sviluppo fanno ricadere sulle regioni industrializzate come l'Europa la responsabilità del cambiamento climatico e dichiarano di aver bisogno di aiuti finanziari per adattarsi al suo impatto, con investimenti in colture resistenti alla siccità e alle inondazioni, o nella costruzione di barriere per difendersi dall'innalzamento del livello dei mari.

Il primo ministro polacco Donald Tusk ha dichiarato che finora si è parlato in modo informale di un contributo annuale dell'Ue ai paesi in via di sviluppo per una cifra da 20 a 40 miliardi di euro entro il 2020, e Dimas sostiene che la stima potrebbe essere appropriata.

L'Ue deciderà entro la fine de 2009 come gli stati membri si spartiranno tra loro il peso finanziario del contributo, ha detto Mikolaj Dowgielewicz, ministro polacco per gli Affari europei.

"La Polonia eserciterà fino in fondo la propria influenza sulle decisioni dell'Ue" ha aggiunto, alludendo al diritto di veto di Varsavia.

Ma Dimas ha detto che la questione dei paesi europei più poveri verrà affrontata come è già stato fatto l'anno scorso durante le negoziazioni dell'Ue per raggiungere un accordo sugli obiettivi di riduzione delle emissioni.

"Troveremo una soluzione", ha detto. "Faremo in modo che qualunque decisione prenderemo sia equa e giusta per tutti i paesi".

Ma ha aggiunto che l'Europa non potrà fare di più se le altre nazioni ricche non indicheranno i propri obiettivi di riduzione delle emissioni.

"Ci siamo mossi per primi ... ma ci aspettiamo opinioni e idee da parte delle altre nazioni, e prima ce le forniranno, meglio sarà", ha detto.

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