Dal blog al libro, giovani avvocati "moderni schiavi" di Milano

martedì 17 marzo 2009 15:33
 

ROMA (Reuters) - Se si stilasse una lista dei professionisti più odiati, probabilmente gli avvocati -- certo, insieme ai giornalisti, ai politici, agli informatori farmaceutici e via odiando -- conquisterebbero una posizione elevata. E l'anonimo legale che si cela dietro lo pseudonimo "Duchesne", autore del recente "Studio Illegale", non fa nulla per smentire i preconcetti sulla categoria. Anzi.

Andrea Campi, il protagonista del libro uscito a febbraio per Marsilio -- nella collana X -- è un trentenne avvocato d'affari, destinato a una promettente carriera, che però sopporta sempre peggio la vita quotidiana, trascorsa in grandissima parte nella sede milanese di una importante "law firm" -- "azienda legale", evoluzione del classico studio -- di cui è collaboratore, o comunque lavorando, pensando al lavoro, lamentandosi del lavoro.

Di questa sua condizione, il giovane legale è perfettamente cosciente: "Sono un professionista serio. Ultimamente non sto molto bene", dichiara all'inizio di quello che si potrebbe anche definire un divertente "diario della guarigione".

Poi, per oltre 300 pagine, con una leggerezza che viene probabilmente anche dal fatto di essere nato come un blog su Internet, Campi-Duchesne racconta in prima persona la storia della sua "liberazione", che si intreccia a una complicata operazione commerciale tra Dubai e l'Italia al corteggiamento di una collega che rappresenta la controparte. Tra flashback e intervalli in cui a parlare, spesso al bar, sono personaggi anonimi, archetipi di una categoria, quella dei professionisti e della varia umanità che si aggira per gli studi professionali (non solo legali), messi in parodia. Ma forse neanche troppo.

Il romanzo è a tratti esilarante, di un humor sottile e insieme amaro, e non disdegna -- a suo modo, ovviamente -- neanche il lieto fine.

Le storie e certi personaggi di "Studio Illegale" fanno pensare ai libri di Brett Easton-Ellis, l'autore di "Less Than Zero" ("Meno di zero") e soprattutto del fortunato "American Psycho", un thriller e insieme un libro di satira sociale -- di un umorismo macabro -- sull'ambiente finanziario newyorchese scritto quasi 20 anni fa, nel 1991.

Businessman di Wall Street, Patrick Bateman si trasforma progressivamente in un serial killer, facendo cadere la maschera della sua "normalità", fatta di superlavoro e fine settimana passati a bere, sniffare cocaina, frequentare party e comprare abiti costosi. Ma alla fine, anche arrivare a confessare i suoi crimini a un collega non lo aiuterà a uscire dal suo inferno personale.

Andrea Campo non ha la stessa statura tragica, e soprattutto si salva in tempo -- o almeno piace immaginarlo al lettore. Ma esprime in certi momenti con precisione e ironia un sentimento di inutilità, paura e solitudine che è comune ai personaggi di Easton-Ellis.

"Studio illegale" è uscito nel pieno della crisi finanziaria ed economica che attanaglia mezzo mondo, che però non si riflette nelle sue pagine. Non è un caso. Perchè il libro è in effetti il "precipitato" di un blog (studioillegale.splinder.com/) aperto nell'aprile 2007 -- e da allora molto letto, e anche paragonato a un altro sito americano che si chiama "anonymouslawyer" -- il cui primo post parla di "moderni schiavi", cioè le "centinaia di professionisti" che lavorano per studi legali di grandi dimensioni che assitono una clientela di banche e imprese.

Chissà dunque che aria si respira oggi, in tempi di "global meltdown" nelle "law firm", e se "Studio Illegale" avrà anche un seguito per raccontare delle nuove angosce dei "moderni schiavi".

Federico Baccomo, l'autore del libro, che recentemente ha fatto "coming out" sul Corriere.it e nel frattempo ha cambiato lavoro -- fa sempre l'avvocato, ma nell'ufficio legale di un'azienda - non l'ha ancora annunciato, anche se il suo libro ha già venduto almeno 10mila copie.