Tibet, Cina vara "progetto di rimodernizzazione" di Lhasa

martedì 17 marzo 2009 10:16
 

PECHINO (Reuters) - La Cina ha messo a punto un "progetto di rimodernizzazione" della lontana e montagnosa capitale del Tibet, Lhasa, si legge oggi sui media di stato, che include l'imposizione di un limite alla popolazione in centro città.

Le agenzie umanitarie estere hanno a lungo rimproverato al governo cinese di aver fallito nel proteggere la storica Lhasa e hanno accusato Pechino di tentare di inondare la regione di cittadini cinesi di etnia Han nel tentativo di diluire l'etnia locale e assicurarsi maggiore controllo.

La Cina respinge queste accuse, ribattendo di aver investito miliardi di dollari per migliorare le condizioni di vita della regione, un tempo afflitta da povertà e schiavitù , e di essere impegnata nel salvaguardare i suoi customi ed i suoi stili di vita.

Entro il 2020 Lhasa diventerà "una città moderna, economicamente prospera, socialmente armoniosa e rispettosa dell'ambiente, con caratteristiche culturali vivide e profonde tradizioni etniche", stando a quanto riporta un documento pubblicato sul sito web del governo centrale (www.gov.cn).

La popolazione che abita il centro di Lhasa sarebbe limitata a 450.000 abitanti -- la città conta oggi solo 500.000 residenti totali -- e solo 75 chilometri quadrati di territorio saranno messi a disposizione per lo sviluppo urbano, stando a quanto contenuto nel piano.

Lhasa è divisa in una parte tibetana più antica e più tradizionale ed una più recente dove è dominante la popolazione di etnia Han e dove sono presenti grandi centri commerciali e night club. Il piano di restauro prevede che le autorità "prestino grande attenzione alla protezione delle caratteristiche storiche, culturali ed estetiche" di Lhasa.

Questo include il controllo del numero, dell'altezza e anche del colore dei palazzi. "Prestare attenzione alla protezione legale dei siti di ritrovo e attività religiose e alla soddisfazione delle necessità dei credenti", riporta il documento.

Il China Daily fa notare come quando Pechino ha reso noto il primo censimento in Tibet, nel 1953, "i residenti totali di Lhasa erano solo 30.000 e 4.000 di questi erano mendicanti."

La Cina ha governato il Tibet con il pugno di ferro dall'arrivo dell'Esericito Popolare di Liberazione nel 1950.

Disordini sono scoppiati a Lhasa il 14 marzo dello scorso anno, dopo giorni di proteste da parte di monaci buddisti contro il governo cinese. Disordini che sono costati la vita a 19 persone e hanno scatenato proteste lungo tutta l'area tibetana. I gruppi in esilio hanno affermato che più di 200 persone sono morte durante la repressione delle proteste.

Il Tibet e le regioni di etnia tibetana che circondano la zona sono sotto stretto controllo militare e l'ingresso è precluso ai giornalisti stranieri e anche ai turisti. Polizia armata ha istituito posti di blocco stradali per impedire l'accesso ai turisti.

 
<p>Lhasa, capitale del Tibet. REUTERS/China Daily</p>