Studio Bocconi: un affare per le aziende le energie rinnovabili

giovedì 26 febbraio 2009 21:40
 

di Roberto Bonzio

MILANO (Reuters) - Produrre energie rinnovabili, in un Paese come l'Italia che è il secondo importatore al mondo di energia elettrica, può essere un buon affare per le imprese, con rendimenti interessanti soprattutto per chi l'energia la acquista e realizzerebbe così un risparmio consistente.

E' quanto afferma una ricerca dell'Università Bocconi che viene presentata oggi.

"Quando si ragiona sulla produzione da fonti rinnovabili, lo si fa in genere pensando a chi investe, produce e vende energia alla rete", dice a Reuters Alessandro Nova, ricercatore del Dipartimento di Finanza della Bocconi, che ha coordinato lo studio.

"Questo vuol dire vendere a un prezzo attorno agli 8 eurocent al kilowatt. Se guardiamo invece sotto il profilo di produttori industriali che producono (solo) per sé o (riuniti in un) consorzio, per loro, che hanno pagato nel 2008 fra 12 e 13 eurocent al kilowatt, il risparmio è più consistente del guadagno (dalla vendita)", aggiunge sottolineando come per valutare la convenienza di questa produzione sia indispensabile individuare dove finisca questa energia prodotta.

Anche se in questo particolare momento il calo del prezzo del petrolio fa apparire un po' meno vantaggioso l'investimento in fonti rinnovabili, Nova osserva che ragionando sul lungo periodo ("non 20 anni anche due...") malgrado crisi e contrazione dei consumi il prezzo petrolio non è oggi poi così basso, il doppio rispetto a 5-6 anni quando la crisi non c'era, "e una volta superata la crisi, si stima che troverà un equilibrio attorno a 70-80 dollari".

A rendere questi investimenti in energia appetibili, dice ancora Nova, non sono tanto i rendimenti relativamente elevati, quanto il fatto che siano a rischio abbastanza basso, grazie a ricavi e costi facilmente quantificabili e variabili di rischio che per eolico e fotovoltaico non ci sono visto che le materie prime sono vento e luce. Con maggiori incognite per le energie da biomasse, che una materia prima la utilizzano.

Tra gli esempi indicati nello studio Bocconi, per un impianto eolico (capacità 2.500 kilowatt ora, produzione due milioni di kilowatt ora, vita utile 20 anni) si stima un investimento di 4 milioni 300.000 euro (più 190.000 di costi annui), un tasso interno di rendimento del 19,4% per 100% di autoconsumo, con periodo di rientro di 8 anni (nove, con 16,5% di tasso di rendimento se l'autoconsumo è solo del 50%).

Per un impianto idroelettrico (capacità installata 315 kilowatt ora, produzione annua due milioni di kwh, vita utile 20 anni) con un investimento di un milione e 800.000 euro (più 85.000 euro di costi annui), con 100% di autoconsumo si stima un tasso interno di rendimento del 19,4%, rientro investimento in 9 anni, 16,5% e rientro in 9 anni per 50% di autoconsumo.

"I valori che abbiamo costruito sono per imprese standard con incentivi standard riconosciuti alle imprese. In realtà, in alcune regioni si possono utilizzare (per le energie rinnovabili) ulteriori finanziamenti da incentivi regionali ed anche europei", aggiunge Nova. Rilevando che questa delle fonti rinnovabili, al di là dell'obbiettivo prefissatosi dall'Ue (20% di energie rinnovabili) da raggiungere entro il 2020, sarebbe a maggior ragione una strada conveniente per tutti i settori ad alta intensità energetica, come elemento di competitività strutturale, rispetto ad aziende di Paesi come la Francia che producono pagando meno l'energia.

 
<p>Operai installano dei pannelli solari in Francia. REUTERS/Vincent Kessler (FRANCE)</p>