12 febbraio 2009 / 16:27 / 9 anni fa

Darwin "difficile" per evoluzione nostra mente, dice studioso

di Roberto Bonzio

MILANO (Reuters) - Comprendere i principi dell‘evoluzione non è facile perché il cervello umano sembra predisposto a fraintendere la teoria di Charles Darwin a causa... della sua stessa evoluzione biologica.

E’ la tesi sulle teorie del naturalista inglese, di cui oggi ricorre il secondo centenario della nascita, sviluppata in un libro da tre studiosi italiani. Che esaminando a fondo i meccanismi cerebrali, hanno individuato una serie di motivi per cui è più attraente o naturale per l‘uomo credere all‘esistenza di una mente creatrice superiore.

“E’ probabile che la selezione naturale abbia premiato tra i nostri antenati proprio quelli in grado di vedere in un fenomeno non una conseguenza naturale ma l‘azione di qualcuno”, dice a Reuters Giorgio Vallortigara, professore di Neuroscienze cognitive presso il centro mente-cervello dell‘Università di Trento, autore assieme a Vittorio Girotto, psicologo cognitivo, e Telmo Pievani, filosofo della scienza, di “Nati per credere” (Codice Edizioni). Come se tra i nostri progenitori, spiega, saper vedere l‘azione di qualcuno dietro un segno fosse stato determinante per individuare i pericoli e mettersi al riparo da minacce, dunque superare la selezione.

Questo carattere, spiega lo studioso, è rimasto in qualche modo innato nella nostra specie.

“Per un bambino, non piove perché ci sono le nuvole ma le nuvole ci sono per far piovere... un ragionamento infantile che spiega il mondo in termini di funzioni, e non di meccanismi, e che si ritrova in alcune patologie, come nelle prime fasi dell‘Alzheimer”, dice.

Con l‘istruzione, in parte superiamo questa inclinazione, dice lo studioso. Ma non del tutto. Ed è per questa tendenza esasperata a vedere degli agenti dietro a cose e fenomeni, che teorie come il creazionismo o il disegno intelligente possono apparire più “naturali”.

Non perché le credenze sovrannaturali siano più semplici o primitive. Ma per dei meccanismi nel cervello che ci rendono spontaneamente “preparati a credere”.

CERVELLI PREDISPOSTI A CREDERE

“Il nostro cervello fa una distinzione, tra oggetti del mondo fisico e creature animate... siamo dei dualisti intuitivi, dividiamo cioè il mondo in corpi e spiriti. Consideriamo corpi inanimati come i cadaveri dei corpi che hanno perso uno spirito, che avevano. Oppure, vediamo negli animali che più ci assomigliano una vita mentale ed uno spirito, cosa che neghiamo ad altre specie come insetti e vermi, che consideriamo puri corpi”, dice Vallortigara. Rilevando come dall‘altro lato, concepiamo anche l‘idea di spiriti separati dai corpi, come angeli o demoni.

Un dualismo così forte, osserva, che fatichiamo a pensare a noi stessi come solo corpo, crediamo piuttosto di “abitarlo”. Per questo siamo propensi a credere ad una vita dello spirito dopo la morte fisica.

Anche se non è detto che questi caratteri siano iscritti nei geni, aggiunge Vallortigara, gli studi dimostrano che i bambini sino a dieci anni tendono spontaneamente a spiegare col creazionismo l‘origine degli animali, a prescindere dall‘educazione ricevuta dai genitori, siano creazionisti o evoluzionisti.

“Questo non significa che l‘istruzione non abbia effetto. Chi è esposto al ragionamento critico, cambia concezione e adotta rapidamente la concezione evoluzionista. Ma è importante capire quali siano i meccanismi biologici e cognitivi che rendono difficile apprendere l‘evoluzonismo”, dice ancora Vallortigara. Per costruire una didattica appropriata, che modifichi queste cognizioni innate. “Perché, come per certe malattie su base genetica, che possono guarire su base ambientale, con una dieta adatta, non è detto che un fenomeno che ha carattere genetico non si possa modificare”.

DARWIN IN VETRINA

Molti i titoli nelle ultime settimane in libreria, in vista dell‘anniversario darwiniano odierno.

Con “In principio era Darwin. La vita, il pensiero, il dibattito sull‘evoluzionismo” (Longanesi), Piergiorgio Odifreddi ha indagato la profonda influenza del naturalista inglese sul pensiero scientifico occidentale.

In “L‘Origine. Il romanzo di Charles Darwin”, Corbaccio ripropone un classico di Irving Stone, che presenta in forma romanzata l‘avventura del naturalista, ispirato dalle scoperte del suo leggendario viaggio intorno al mondo sul brigantino “Beagle”, compiuto nel 1832 ad appena 22 anni, punto di partenza per “L‘origine delle specie”, pubblicato nel 1859 e destinato a scatenare feroci polemiche e ad entrare nella storia.

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