February 5, 2009 / 9:31 AM / 8 years ago

Quali rischi corrono le trattative sul cambiamento climatico?

6 IN. DI LETTURA

<p>Una dimostrazione ambientalista per sollecitare politiche sul cambiamento climatico.Tobias Schwarz (POLAND)</p>

(Reuters) - Alla fine dell'anno nella capitale danese, le nazioni cercheranno di accordarsi su un più ampio patto per il clima, per sostituire il protocollo di Kyoto, principale strumento delle Nazioni Unite per combattere i cambiamenti climatici.

Di seguito sono riportate le risposte dell'analista della politica australiana sul cambiamento climatico, Warwick McKibbin, sui rischi affrontati dalle trattative di Copenaghen.

McKibbin è direttore esecutivo del Centre for Applied Macroeconomic Analysis alla Australian National University di Canberra.

OLTRE A CRISI FINANZIARIA MONDIALE, QUALI ALTRI PROBLEMI PER LE TRATTATIVE?

La crisi finanziaria è sotto gli occhi di tutti, e ha un impatto sulla capacità dei paesi di finanziare la riduzione delle emissioni e l'adattamento ai cambiamenti climatici.

Ma il problema più grave che mette in luce è il concetto di base che si sta cercando di negoziare, che è quello di impegnarsi oggi in un obiettivo per il futuro, quando ci sono ben poche certezze su come sarà veramente il futuro quando ci si arriverà. In un'economia avanzata in cui non c'è crescita della popolazione, si può prevedere abbastanza tranquillamente che le emissioni rimarranno all'incirca quelle attuali anche nei prossimi 20 anni.

Ma in un paese che potrebbe avere una crescita tra il 6 e il 12% annuo per i prossimi 20 anni, l'obiettivo che si fissa o in cui ci si impegna da qui a 20 anni potrebbe essere molto distante da ciò che si riuscirà a raggiungere. Questo dimostra il difetto di base nella strategia di Kyoto di negoziare obiettivi e scadenze.

QUALI SONO I PRINCIPALI DRIVER PER ARRIVARE AD UN ACCORDO?

Ci deve essere una riduzione di questa sorta di "zelo religioso" nel volere che tutte le nazioni taglino allo stesso modo le emissioni entro il 2050. Non c'è alcun valore scientifico in questo.

Da un punto di vista scientifico ha senso operare a livello mondiale in termini di concentrazione, non a livello nazionale in termini di emissioni.

Ma la politica è tale per cui si ritiene che ogni paese abbia come obiettivo una certa quantità e che sia necessario negoziare risultato.

I principali driver del successo saranno realizzati quando i paesi abbatteranno l'assolutismo di obiettivi e scadenze e capiranno che quello che stiamo cercando di fare è fissare un obiettivo globale di concentrazione al minore costo possibile.

La domanda è quale sia il modo migliore per poterlo fare in termini di minimizzazione dei costi, equa ripartizione degli oneri e massima riduzione delle emissioni ambientali che possiamo raggiungere.

E' POSSIBILE CREARE UNA POLITICA SUL CLIMA CHE PORTI LE NAZIONI RICCHE E QUELLE POVERE A FIRMARE UN ACCORDO CHE SOSTITUISCA IL PROTOCOLLO DI KYOTO?

Credo di sì. Il primo punto è non sedersi intorno a un tavolo e cercare di fare un patto standardizzato per tutti i paesi.

Bisogna cercare di fare un patto che venga sottoscritto dai dieci paesi con il livello di emissioni più elevato, che costituiscono il 90% delle emissioni globali.

In secondo luogo, qualunque progetto deve essere percepito da coloro che lo ratificano come qualcosa nel loro interesse nazionale, piuttosto che come un patto tenuto insieme solo da una sorta di minaccia o sanzione. Perché minacce e sanzioni al momento della crisi non funzionano.

Quindi il progetto deve basarsi sulle azioni nazionali che si ritiene siano nell'interesse del paese stesso, tenute insieme grazie alla cooperazione per arrivare ad una riduzione globale del carbonio e ad una strategia di adattamento.

VEDE SEGNALI CHE SUGGERISCONO CHE CINA E INDIA ABBIANO INTENZIONE DI TROVARE UN COMPROMESSO E DI FISSARE DEGLI OBIETTIVI SULLE EMISSIONI, COME DEGLI OBIETTIVI SETTORIALI?

Vedo più segnali di questo tipo da parte della Cina piuttosto che dall'India. Abbiamo già visto che la Cina ha dimostrato di voler intraprendere azioni severe per poter entrare a far parte della comunità globale attraverso la sua adesione alla Omc.

La Cina ha molte questioni interne ... ma più si cerca di centralizzare gli accordi in modo che tutti abbiano gli stessi obiettivi, più diventa difficile creare linee d'azione a livello nazionale che risultino nell'interesse della nazione stessa.

COSA SUCCEDERA' SE LE TRATTATIVE FALLIRANNO O SE ARRIVERANNO AD UN PUNTO DI STALLO?

Le trattative di questo genere non finiscono mai in un totale fallimento. C'è sempre un comunicato stampa che si basa sui passi avanti compiuti e sull'impegno delle nazioni ad agire in una data futura con maggiore cooperazione. Ma non succede nulla di più perché l'accordo discusso non è stato pianificato adeguatamente.

La gente vede il protocollo di Kyoto del 1997 come un fallimento? Direi assolutamente di sì perché le emissioni oggi sono andate ben oltre ogni previsione effettuata nel 1997, per non parlare degli obiettivi fissati nel 1997.

Penso che tutte queste trattative siano fallite, ma i risultati sono stati piuttosto buoni dal punto di vista politico, perché i politici si sono impegnati in obiettivi che vanno al di fuori del ciclo politico di cui loro dovranno occuparsi.

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