Aborto,Corte europea condanna Portogallo per blocco nave-clinica

mercoledì 4 febbraio 2009 12:39
 

di Catherine Hornby

AMSTERDAM (Reuters) - Il Portogallo ha violato il diritto di libertà d'espressione quando, nel 2004, ha mandato una nave da guerra per impedire ad una nave-clinica olandese per abortire di entrare nelle sue acque. Lo ha stabilito la Corte europea per i diritti umani.

Il Portogallo, che ha rimosso nel 2007 le restrizioni sull'aborto, aveva impedito l'ingresso ad una nave olandese dell'organizzazione Women on Waves nel 2004, sulla base di leggi marittime e sanitarie, e aveva imposto un blocco navale per tenerla fuori dalle sue acque domestiche.

Pur riconoscendo che il Portogallo intendeva evitare disordini e tutelare la salute, il tribunale ha stabilito ieri che il Paese ha violato il diritto di libertà d'espressione, poiché la sua reazione è stata sproporzionata rispetto agli obiettivi perseguiti.

La corte ha sottolineato "l'effetto deterrente per la libertà d'espressione in generale provocato da un atto radicale come l'invio di una nave da guerra". Le autorità avrebbero potuto ricorrere ad altri mezzi, come la confisca dei medicinali a bordo della nave olandese, continua la sentenza.

Il ministro degli Esteri portoghese non è stato disponibile per un commento.

Nel 2007 il governo socialista ha reso più flessibili le leggi sull'aborto, legalizzando l'interruzione di gravidanza entro le prime dieci settimane.

Women on Waves gestisce una clinica "a bordo" per fornire pillole abortive in acque internazionali a donne di paesi in cui l'aborto è illegale o soggetto a restrizioni.

All'epoca del viaggio in Portogallo, l'aborto era legale nel Paese di tradizione cattolica solo nel caso in cui la vita della madre fosse a rischio e in poche altre circostanze specifiche.

L'associazione Women on Waves, secondo cui che a causa degli aborti clandestini muore una donna ogni otto minuti nel mondo, aveva deciso di recarsi in Portogallo per fornire informazioni ed impartire un'educazione sessuale, incoraggiando un cambiamento delle leggi sull'aborto, secondo quanto dichiarato dall'associazione stessa dopo la sentenza.

Women on Waves è intervenuta in altri paesi europei che prevedono leggi restrittive sull'aborto, tra cui l'Irlanda e la Polonia, e nel 2008 ha fatto campagne in Ecuador e in Sud America.