Milano, riflessione in teatro sulla guerra con "Suite Sarajevo"

venerdì 23 gennaio 2009 14:57
 

MILANO (Reuters) - Nei giorni in cui le recenti vicende di Gaza hanno riportato all'attenzione dell'opinione pubblica i drammi dei conflitti e delle conseguenze patite dai civili, una performance teatrale diventa occasione per una riflessione sulla guerra e la coscienza civile, prendendo spunto da un conflitto recente, quello dei Balcani, per un ripensamento approfondito che abbina all'emozione il ragionamento ed il percorso critico.

E' quanto propone "Suite Sarajevo", racconto a più voci di Moreno Gentili in scena stasera a Milano, al Teatro Franco Parenti, nell'ambito delle Giornate dedicate alla Memoria, in una versione recitata dell'omonimo volume (edizione Archivi del '900) che Gentili, artista e concept designer esperto di cultura della comunicazione ha scritto.

Proposto con il sottotitolo "Risposte a Peter Handke", in polemica con le posizioni dello scrittore tedesco che all'epoca aveva difeso il regime serbo, "Suite Sarajevo si apre con una significativa frase di Camus: 'Quando saremo tutti colpevoli, sarà democrazia'. E in un momento in cui i fatti di guerra di buona parte del mondo inducono a riflettere, questa esperienza teatrale di valore civile intende essere un manifesto di pace", spiega in una nota Gentili.

E il racconto a più voci, interpretate dall'attore Stefano Scherini, attore (Sostiene Pereira, Prometeo, Il partigiano Johnny) e Umberto Petrin, musicista jazz e performer, unisce testimonianze e indagini introspettive, sui temi del conflitto.

"Uno degli argomenti più duri di una guerra è certamente il principio di dissoluzione di ogni forma di libertà", spiega l'autore. Che con il libro ora in versione teatrale, attraverso le voci narranti delinea tre percorsi narrativi: un marito e una moglie prigionieri dell'assedio di Sarajevo un narratore dei fatti e infine un testimone in conflitto con la propria coscienza europea di fronte all'evolversi della tragedia.

Un tracciato, spiega l'autore, per portare lettore e spettatore a prendere posizione, ed "a distinguere ben presto la possibilità di una scelta: decidere dove mettersi e in chi riconoscersi".

 
<p>Il monumento ai caduti della guerra nel cimitero di Sarajevo. REUTERS/Danilo Krstanovic</p>