Medicina, scoperto "tallone d'Achille" del mieloma multiplo

giovedì 22 gennaio 2009 21:42
 

ROMA (Reuters) - Una nuova scoperta fatta in Italia potrebbe rendere più efficace la terapia contro il mieloma multiplo, un grave tumore del midollo osseo ancora incurabile e responsabile del 2% di tutte le morti per cancro.

Il passo avanti nella ricerca arriva dai ricercatori dell'Università Vita-Salute e dell'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano, in collaborazione con altri studiosi dell'Università di Torino, Pavia e Parma e della statunitense Harvard Medical School di Boston.

Dallo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Blood, emerge che è possibile rendere più sensibili alle cure le cellule tumorali del mieloma multiplo, cancro del midollo osseo che ha origine dalla trasformazione tumorale delle plasmacellule, deputate a produrre gli anticorpi.

Se sovraccaricato, scrivono i ricercatori, il meccanismo naturale con cui le cellule del nostro corpo eliminano le proteine di scarto produce uno "stress" che può essere sfruttato per disegnare nuove terapie mirate e rendere le cellule del tumore più sensibili al bortezomib, un farmaco di recente introduzione.

"Lo sbilanciamento presente nelle cellule tumorali tra la scarsa capacità di degradare le proteine ed il carico di lavoro sui proteasomi genera un particolare tipo di stress che può essere sfruttato per distruggere selettivamente le cellule del mieloma multiplo, rappresentando un vero tallone d’Achille del tumore. Ecco un caso in cui lo stress può far bene", ha spiegato Simone Cenci, medico ricercatore presso l'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele e coordinatore dello studio.

I proteasomi sono dispositivi presenti in tutte le cellule del nostro corpo, il cui compito è di eliminare le proteine danneggiate o che non servono più.

SCOPERTA UTILE ANCHE PER LA CURA DI PARKINSON E ALZHEIMER

Recentemente il bortezomib si è rivelato in grado di aumentare l'aspettativa di vita, ma la scarsa conoscenza del suo meccanismo di azione aveva impedito finora di individuare terapie personalizzate ed efficaci.

Questa scoperta, affermano i ricercatori, non solo apre la strada a studi clinici per cercare di individuare in anticipo i pazienti che risponderanno meglio al farmaco, ma può essere utile anche per la cura di altre malattie degenerative dell'invecchiamento.

"Essendo (questo tipo di stress) coinvolto in gravi malattie neuro-degenerative, quali il Parkinson o l'Alzheimer, conoscerne i meccanismi potrà servire anche contro le malattie dell'invecchiamento", ha affermato Roberto Sitia, direttore della Divisione di genetica e biologia cellulare dell'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele.

Lo studio è stato possibile grazie a finanziamenti dell'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc), Cariplo (NoBel project), Telethon, del Miur e del Ministero della Sanità.