19 dicembre 2008 / 12:53 / tra 9 anni

Cina, l'economia rallenta: un bene per l'ambiente?

<p>Una fabbrica in Cina, immagine d'archivio. REUTERS/Stringer (CHINA). CHINA OUT. NO COMMERCIAL OR EDITORIAL SALES IN CHINA.</p>

di Eadie Chen e Rujun Shen

SHANGHAI/PECHINO (Reuters) - La recessione economica in Cina sembra poter giovare all‘ambiente: il paese, primo produttore di gas serra al mondo, sta assistendo a un calo del livello di emissioni inquinanti con il rallentamento delle attività industriali.

Ma Pechino dovrà presto chiedersi in che modo potrà mantenere questi livelli quando l‘economia inizierà a riprendersi.

Secondo alcuni, la Cina si sta muovendo nella giusta direzione. Altri sostengono invece che il governo, che vede minacciato il miracolo economico su cui aveva costruito la propria credibilità, abbia fretta di dare una spinta alla crescita.

“Salvaguardare la crescita economica è una priorità assoluta per le autorità”, ha detto Wei Weixian, professore dell‘Università di Pechino alla facoltà di Affari internazionali ed Economia.

“Il governo potrebbe dover chiudere un occhio sulle ripercussioni (sull‘ambiente) di alcune industrie altamente inquinanti”.

Ma per il momento, Pechino può permettersi dei cambiamenti che soddisfano entrambe le questioni.

Ieri, la Cina ha tagliato i prezzi della benzina del 14-18%, la prima riduzione dal picco raggiunto dal petrolio lo scorso luglio, e contemporaneamente ha inasprito le tasse sul consumo, in modo che i prezzi si mantengano stabili anche nel caso in cui dovessero di nuovo salire le tariffe del greggio.

Inoltre, Pechino ha stanziato 3,5 miliardi di yen per progetti ambientali, ha accelerato i piani per la costruzione di impianti nucleari e ha raddoppiato gli investimenti sulla centrale elettrica statale, utilizzabili anche per i progetti sulle fonti di energia alternative.

Ma è l‘edilizia il punto cardine del piano di stimoli cinese, e sarà difficile evitare consistenti emissioni inquinanti per le fabbriche di cemento e acciaio, che ricavano l‘80% della loro energia dal consumo di carbone.

Il prossimo anno sarà ancora più difficile per Pechino bilanciare i propri interessi economici e di competitività in vista della scadenza, prevista per dicembre, per il raggiungimento di un accordo sul clima che sostituisca il Protocollo di Kyoto, processo nel quale la Cina sarà costretta ad avere un ruolo di primo piano visto il suo primato sulle emissioni.

Il paese asiatico, il più popoloso al mondo, è riuscito a tagliare l‘intensità energetica -- energia utilizzata per ogni unità del Pil -- del 3,46% tra gennaio e settembre, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e dovrebbe raggiungere un calo del 3,66% nel 2008 rispetto al 2007.

Le emissioni procapite in Cina dovute a trasporti e consumi domestici sono molto basse, secondo i dati di Ecofys per il Dipartimento britannico per l‘energia e e il cambiamento climatico. Ma le emissioni prodotte dagli impianti energetici sono tra le più consistenti al mondo e l‘industria cinese è relativamente inefficiente nell‘uso dell‘energia.

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