December 10, 2008 / 12:09 PM / 9 years ago

Latte crudo, dopo casi bimbi malati ministero corre ai ripari

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<p>Latte crudo, dopo casi bimbi malati ministero corre ai ripari.Stringer.</p>

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA (Reuters) - Dopo la decina di casi di bambini colpiti da una sindrome legata probabilmente al consumo di latte crudo, il ministero della Salute ha emanato oggi un'ordinanza che impone ai produttori e venditori una serie di restrizioni, tra cui quella di avvisare i consumatori che il latte va bollito.

Lo ha annunciato oggi la sottosegretaria Francesca Martini.

La distribuzione di latte crudo da parte degli allevatori, soprattutto nel nord Italia, è un fenomeno in crescita negli ultimi anni - anche se il ministero stima un giro d'affari ancora contenuto, circa 6 milioni di euro l'anno - sia per il basso prezzo al litro sia per la riscoperta di alcune tradizioni alimentari e per la convinzione che il latte non pastorizzato sia più "sano".

Ma dopo che tra l'anno scorso e quest'anno le autorità sanitarie hanno registrato almeno 10 casi di bambini colpiti da sindrome emolitico uremica - patologia che può costringere anche alla dialisi - dopo aver consumato latte crudo, e la campagna avviata da alcuni media, il ministero ha deciso di intervenire per regolamentare più strettamente il settore.

E proprio oggi la sottosegretaria alla Salute Martini ha firmato una ordinanza ministeriale che prevede, tra l'altro, l'obbligo di scrivere sulle macchine distributrici "prodotto da consumarsi solo dopo bollitura", il divieto di consumare il latte direttamente dove si acquista e anche di somministrarlo in bar, ristoranti, agriturismi e mense scolastiche.

Inoltre, i produttori dovranno indicare che il prodotto scade il terzo giorno dall'acquisto.

La materia, in realtà, era già regolata da un'intesa raggiunta a inizio 2007 dalla Conferenza Stato Regioni, ma che secondo la sottosegretaria non ha funzionato.

Secondo i dati del ministero, oggi ci sono 863 allevamenti che forniscono latte crudo, attraverso oltre 1.100 distributori automatici posti di solito nelle stesse aziende. Tra il 2007 e il 2008, però, l'Istituto superiore di Sanità ha registrato 10 casi di bambini colpiti da sindrome emolitico uremica, una malattia rara che crea anche insufficienza renale, alcuni giorni dopo aver consumato latte crudo ("quindi - dice il ministero - è probabile una correlazione con l'alimento").

La Replica Dei Sostenitori Del Latte Crudo

La sindrome può essere innescata infatti dall'Escherichia Coli 0157, un batterio presente negli animali da latte, e che si elimina solo pastorizzando l'alimento - sottoponendolo cioè per almeno 15 secondi a una temperatura di 72 gradi - o bollendolo.

Ma secondo Slowfood e altre associazioni, "il latte crudo non pastorizzato è un alimento pressoché completo", perché "contiene in quantità varie proteine anti-microbiche e altri agenti anti-infettivi importanti per fornire una protezione ai bambini e per limitare lo sviluppo dei batteri nella versione in bottiglia o in cartone che compriamo. Contiene proteine del siero fortemente nutrienti ed enzimi essenziali il cui contributo alla salute non è ancora stato studiato a fondo.

E ieri, il sito di Slowfood riportava il commento di un agronomo zootecnico di Bevilatte - una società che distribuisce latte crudo - secondo cui ci sarebbe un solo caso accertato di contaminazione di latte crudo, a Legnago.

I dati delle ispezioni dei carabinieri dei Nas, forniti oggi in una conferenza stampa dalla sottosegretaria Martini, dicono che nei controlli effettuati dall'11 giugno scorso, risultano al momento 5 campioni di latte prelevato non in regola (in particolare uno per Escherichia Coli 0157 e un altro per aflatossine M1), mentre 155 sono regolamentari e altri 129 non sono stati ancora analizzati.

Per gli esperti del ministero, poi, bollire il latte consente di eliminare anche il pericolo di salmonella, listeria, brucellosi e altre patologie.

Martini oggi ha detto che le l'intervento del ministero si è reso necessario per difendere la salute dei consumatori e che "non ci si può far prendere da un ritorno alle origini in un mondo oggi diversamente abituato ai consumi".

Ma la sottosegretaria ha spiegato anche che non ha voluto vietare la vendita diretta del latte crudo - come pure i regolamenti Ue consentirebbero - per non danneggiare gli allevatori "che hanno fatto importanti investimenti in questo senso" e perché "alcuni consumatori si sono affezionati a questo tipo di latte", che oltretutto costa circa un euro al litro, meno di quello venduto nei canali della grande distribuzione, che è pastorizzato o Uht (trattato cioè a 135 gradi).

Dunque, il ministero ha scelto la strada dell'ordinanza, che entrerà in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, nei prossimi giorni - e Martini punta a incontrare nei prossimi giorni gli allevatori per cercare di giungere a una "autoregolazione" del settore.

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