Pesce a pezzi stracciati, rimedio anti-crisi a Trieste

sabato 6 dicembre 2008 18:20
 

MILANO (Reuters) - Un chilo di cozze a 0,90 euro, branzini, orate e rombi a sei euro. A Trieste il pesce costa meno del pane, grazie a una iniziativa di un pescatore che sta rivoluzionando le abitudini dei triestini e suscitando l'ira di pescivendoli e di ristoranti.

La piccola "rivoluzione", riportata oggi dal Manifesto nella pagina locale giuliana, vede protagonista da un mese Guido Doz, presidente dell'Agci pesca e sta facendo vendere una media di 3.000 chili di pesce al giorno a una folla di consumatori soddisfatti.

Coordinatore di una cooperativa con pescherecci, preoccupato per la crisi del mercato che ha portato alla chiusura di tre coopertative di pescatori in un anno, Doz ha chiesto in affitto una pescheria dismessa al Comune di Trieste e l'autorizzazione a installare un camion banco-frigo in una piazza centrale della città.

In due settimane i due punti vendita hanno servito circa 10.000 persone, con una media quotidiana, dal lunedì al sabato, dalle sette e mezza del mattino alle quattordici, di 3.000 chili di pesce, scrive il giornale.

"Vendiamo pesce pescato da noi e dagli altri pescatori della regione - specifica Doz al Manifesto - e poi orate e branzini di allevamento, quello pescato nelle valli di Grado e Marano, ma anche pesce estero, da Francia, Spagna, Slovenia, Croazia, appena arrivato e selezionato da noi come ad esempio gli astici che vengono dal Canada e gli scampi dalla Norvegia". Tutto controllato e legale, assicura.

E c'è chi scommette che l'iniziativa non resterà isolata.