5 dicembre 2008 / 15:38 / 9 anni fa

Milano: "Imparare a guardare", dice Klein maestro delle foto

<p>Il fotografo William Klein in una immagine d'archivioCharles Platiau</p>

di Roberto Bonzio

MILANO (Reuters) - Scegliere fra tante foto scattate quelle "giuste" è un gesto creativo, al quale molti fotografi affermati rinunciano.

Quel passaggio invece va elevato ad opera d'arte in sé, dice uno dei maestri della fotografia contemporanea. Che dà a quel "saper guardare dentro" all'immagine dà un valore particolare: qualcosa che non si è abituati a fare e bisognerebbe invece insegnare a scuola.

"La gente pensa che quando un fotografo scatta esca una bella foto, cosa che non è vera... pensavo fosse interessante mostrare il resto", dice a Reuters William Klein, americano trapiantato a Parigi, figura storica della fotografia mondiale, autore di "Contacts", mostra proposta fino all'11 gennaio da Contrasto al centro Forma di Milano.

Fogli di provini con sei strisce di immagini, ognuna con 6 pose, per un totale di 36 fotografie scattate a un 125° di secondo: sono le frazioni di momenti tra i quali l'autore deve scegliere la foto buona, quella capace di comunicare il senso di una visione, di un lavoro, di un progetto.

In "Contacts", 50 immagini di provini ingranditi che Klein ha segnato facendo "sgocciolare" pennellate rosse, tra le immagini che sono sguardi su città (da New York a Roma, Parigi, Mosca e Tokyo), sull'universo della moda, sul cinema e sul mondo.

"Molti famosi fotografi hanno difficoltà a scegliere le foto da pubblicare e per il lavoro. Ho visto fotografi che lasciano a un buon editore (questa scelta). Credo che i fotografi dovrebbero farlo per conto loro, la scelta, il testo e tutto quanto", dice Klein. Confermando con le opere esposte a Milano la propria vocazione eclettica, che lo ha visto alternare alla fotografia la pittura ed il cinema, dove ha anche realizzato una serie di documentari dal titolo "Contatcs", che in qualche modo ha ispirato questo suo ultimo lavoro.

Immagini essenziali, taglienti e ironiche, specchio di una personalità che preferisce esprimersi con l'immagine, piuttosto che commentarla.

Solo qualche volta lavora con il digitale, spiega, mettendo insieme foto e documenti sul computer ed apprezzandone la possibilità di ingrandire enormemente le immagini ritratte, come negli scatti di Milano. Un modo per spingere a pensare mentre si guarda. Cosa, fa capire, che non è molto diffusa.

"Non credo che la gente sappia come guardare le fotografie. A scuola si impara musica, forse pittura... ma niente di fotografia. I ragazzi non sanno come si guardano le foto. E questo è un problema, ci vorrebbero corsi di fotografia a scuola", dice Klein. Anche se la curiosità di fotografo prevale sul suo ruolo di veterano e maestro del clic. E davanti ad uno studente, più che a impartire penserebbe ad ascoltare, per scoprire.

"Se potessi insegnare, mi interesserebbe mostrare le foto ai ragazzi e sentire come le spiegano".

Nato a New York nel 1928 da una famiglia di poveri immigrati ebrei, come ricorda il sito Designboom, William Klein ha studiato con Fernand Leger, maestro dell'arte del Novecento che incoraggiava i sui studenti all'anticonformismo.

Pittore astratto da giovane, negli anni Cinquanta Klein lasciò Parigi, dove viveva, per lavorare a Milano accanto ad architetti come Angelo Mangiarotti. Ed è considerato uno degli artisti che ha reinventato la fotografia, definito tra scatti sfuocati, stampe a forte contrasto e foto sovresposte, un fotografo "anti-fotografo".

Klein ha continuato a sperimentare tornando a New York, per ritrasferirsi poi a Parigi, fotografo di moda e poi documentarista, realizzando poi negli anni Novanta opere in cui ha mescolato fotografia e pittura.

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