5 dicembre 2008 / 09:10 / tra 9 anni

Censis: Università, ancora poca meritocrazia nei finanziamenti

<p>Una protesta studentesca a Roma REUTERS/Max Rossi</p>

ROMA (Reuters) - L‘Università italiana è un malato cronico e malgrado diversi tentativi di riforma, il problema centrale resta quello di attuare un sistema di ripartizione dei finanziamenti che premi i risultati conseguiti dai singoli atenei.

E’ quanto rileva il rapporto Censis diffuso oggi, nella parte riguardante la pubblica istruzione.

Non sono state introdotte modalità di reclutamento dei docenti scevre da influenze clientelari o localistiche; gli auspicati processi di semplificazione dell‘offerta corsuale e di razionalizzazione delle sedi periferiche procedono in modo stentato”, dice il rapporto. Ricordando che tra 1999 e 2007 il numero di comuni sede di strutture e corsi universitari è aumentato del 26,5%; i corsi di laurea triennali sono passati dai 3.565 del 2004-2005 ai 3.922 del 2007-2008 (+10%); nell‘anno accademico 2006-2007 la quota di docenti a contratto titolari di insegnamenti ufficiali ha sfiorato il 60% (era il 38% nell‘anno accademico 2001-2002); le iscrizioni alle lauree specialistiche sono in crescita esponenziale (+ 31,8% nel triennio 2005-2007).

“Resta difficile declinare il tema dell‘autonomia se non si correla con l‘autofinanziamento: il finanziamento del fondo ordinario pesa per il 58,2% delle entrate degli atenei statali, le tasse universitarie incidono per il 12,1%”, dice il Censis.

SCUOLA SECONDARIA, CAUTO OTTIMISMO

Quanto alla scuola secondaria di II grado, il documento rileva tra i dirigenti scolastici un atteggiamento di cauto ottimismo sulla capacità di tenuta del sistema scolastico pubblico: il 39,8% dei presidi dichiara di essere ottimista, contro il 26,1% di «disorientati», il 14,1% di «sfiduciati», l‘11,5% di pessimisti e appena il 2,4% di demotivati. Il 62,2% dei dirigenti scolastici ritiene che gli studenti arrivino impreparati dalle medie (il ciclo che avrebbe più bisogno di un ripensamento complessivo); il 48,4% lamenta l‘assenza di un serio sistema di valutazione degli insegnanti; il 45,9% indica nell‘individualismo professionale dei docenti uno degli ostacoli al miglioramento delle performance della scuola.

Tra le soluzioni auspicate dai presidi: un modello organizzativo che permetta alle scuole di gestire autonomamente il budget (61,6%), l‘adozione di meccanismi meritocratici nella gestione delle risorse umane (45,8%), l‘ampliamento delle ore di servizio degli insegnanti e una maggiore flessibilità (41%).

L‘orientamento passa per Internet e attraverso le relazioni informali. Sono quasi 26.000 le strutture che erogano servizi di informazione e orientamento alla formazione e/o al lavoro in Italia: un arcipelago composito di soggetti afferenti al sistema scolastico (58,8%), ai servizi pubblici e privati per il lavoro (16,9%), alla formazione professionale (14,9%), al terzo settore (4,1%), al sistema dell‘alta formazione (3,1%) e ai servizi sociosanitari (2,3%). “Ma tale offerta si rivela scarsamente capace di soddisfare le aspettative delle diverse tipologie di destinatari”, dice il rapporto. Riscontrando che per il 57,7% degli studenti di 14-19 anni l‘orientamento fornito dalla scuola media è generico; il 38,9% dei giovani in uscita dalla scuola secondaria di II grado dichiara di aver acquisito informazioni su opportunità di studio e lavoro dopo il diploma soprattutto attraverso la ricerca personale, tramite la consultazione di riviste e giornali (88,4%) e di Internet (77,4%).

Tra gli adulti di 25-70 anni il 56% non sa indicare organizzazioni pubbliche o private nel proprio territorio che offrono attività di formazione, il 73% ha deciso per proprio conto di partecipare ai corsi di formazione frequentati, il 22,2% non è in grado di indicare enti a cui potrebbe rivolgersi per avere informazioni, il 26,8% si limita ai soli centri pubblici presenti sul proprio territorio.

Internet (53%) e la rete delle relazioni informali (familiari, amici, colleghi di lavoro: 41,1%) svolgono un ruolo determinante per i cittadini con 18 anni e oltre alla ricerca di informazioni sui corsi di formazione di loro interesse.

EXPORT DELLA CONOSCENZA

La bilancia dei pagamenti tecnologica italiana (che rappresenta il trasferimento internazionale di tecnologia non incorporata in beni fisici) ha realizzato anche nel 2007 un risultato positivo, dice il rapporto Censis, portando a 817 milioni di euro il saldo fra incassi e pagamenti, rispetto ai 780 milioni del 2006. La componente che contribuisce in maniera più rilevante a questo traguardo è data dai servizi a contenuto tecnologico, tra cui principalmente gli studi tecnici e le attività di engineering.

Altra voce che contribuisce alla performance positiva è l‘attività di ricerca e sviluppo finanziata dall‘estero, con un saldo di 347 milioni di euro. Dal lato degli incassi, fatto 100 il volume complessivo, si ricava una distribuzione fra Unione europea e Paesi non comunitari che assegna alla prima il 55,3% degli oltre 4 miliardi di euro esportati (pari quindi a 2,3 miliardi) e ai secondi poco meno del 45% (circa 1,9 miliardi).

Dal lato dei pagamenti, la quota relativa all‘Unione europea sale al 67,9%, mentre la componente extra-Ue si ferma al 32,1%.

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